sabato 7 febbraio 2015

Bugiardini? No! Dicono la verità sulla vivisezione

Bugiardini? No! Dicono la verità sulla vivisezione


A cura di Vincenzo Caporale
23/05/2012 (Ultimo aggiornamento 24/05/2012)
 
Bugiardino è il nome con cui comunemente viene chiamato il foglietto illustrativo allegato ai medicinali contenente posologia, modalità d'uso ed effetti indesiderati.
Di seguito vengono riportate parti delle schede tecniche ministeriali dei farmaci che sono state tratte dal portale  http://www.torrinomedica.it
In queste schede tecniche si trovano delle affermazioni che dimostrano che le ricerche sugli animali non servono a nulla ma … parafrasando Totò, “Quando uno ha trovato un POZZO sicuro non val la pena cambiarlo” … e la vivisezione è un “pozzo d’oro”!
Il direttore del Center for Alternatives to Animals Testing (CAAT) di Baltimora ha affermato che “l’uomo non è un ratto di 70 kg e questo è molto evidente nel campo della medicina. Il 92% delle sostanze che entrano in studi clinici non riescono ad arrivare sul mercato: di queste, dal 20 al 40% hanno tossicità che non erano state previste e che si dimostrano solo nel corso della sperimentazione sui pazienti” (cfr: Laboratorio, Edizione Tecniche Nuove, n. 2, marzo 2012, pag. 34-35).
Queste che seguono sono alcune delle affermazioni “tipiche” che trovate nella lettura dei foglietti illustrativi allegati ai farmaci.
Gli effetti teratogeni variano in funzione della specie animale”.
"Reazioni avverse non osservate negli studi clinici ma osservate in animali”.
Gli studi sugli animali non sono sempre predittivi della risposta nell’uomo”.
"Nei ratti cabergolina attraversa la placenta. Non è noto se ciò si verifica anche nell’uomo".
"Non si hanno informazioni sull’escrezione del principio attivo nel latte materno, ma nei ratti cabergolina e/o i suoi metaboliti vengono escreti nel latte".
Sono stati osservati effetti teratogeni nell'animale ma nell'uomo non è stato constatato alcun effetto teratogeno”.
"Benche` negli esperimenti sugli animali di laboratorio non si siano osservati effetti teratogeni, non e` dimostrato che il CEFOBID puo` essere utilizzato in tutta sicurezza nella gravidanza e nell`allattamento".
"Poiché gli studi su animali non sono sempre predittivi della risposta umana".
"Visto che gli studi riproduttivi eseguiti sull’animale non hanno sempre valore predittivo riguardo alla risposta nell’uomo".
"Non e' stato ancora accertato se questi fenomeni si possano verificare anche nell'uomo".
"Non e' ancora stato accertato se le osservazioni sopra riportate possono essere riferite anche nell'uomo".
"La rilevanza di questo dato sperimentale non è stata constatata nell'uomo".
"Gli studi condotti su animali hanno evidenziato una tossicità riproduttiva. Il rischio potenziale per gli esseri umani non è noto".
"Non sono disponibili informazioni adeguate sull’uso del deferiprone nelle donne in gravidanza. Gli studi condotti su animali hanno evidenziato effetti di tossicità riproduttiva. Il rischio potenziale nell’uomo non è noto".
"In alcuni studi condotti nel cane a dosi elevate si è osservata una riduzione del tempo di tromboplastina parziale.Tale evento non è stato finora osservato durante la terapia con Foy nell'uomo".
"Si ignora se il risultato di questi studi sia applicabile all’uomo".
"Poichè gli studi sulla riproduzione nell’animale non sono sempre in grado di far prevedere la risposta nell’uomo, il farmaco deve essere usato durante la gravidanza solo se è strettamente necessario.".
"Benché non si conosca  quale significato possano avere tali dati  se riferiti all’uomo".
"Il significato di queste osservazioni [fatte sugli animali] è dubbio".
"Studi sul ratto e sul coniglio non hanno messo in evidenza rischi per il feto. Non è stata però stabilita la sua sicurezza nell'uomo".
"In studi sui cani, è stato osservato edema polmonare specie specifico. Il metabolita specifico dell’animale, che è responsabile dell’edema, non può essere identificato nell’uomo".
"i ratti hanno una quantità maggiore di cellule ECL nella mucosa dello stomaco rispetto agli uomini".
"Questo fenomeno osservato con alte dosi nel ratto non è rilevante nell’uomo".
"Studi eseguiti nell’animale hanno dimostrato una tossicità riproduttiva. Non si conosce la rilevanza di questi dati per l’uomo".
La rilevanza di questi dati [ricavati dalla ricerca sugli animali] nell’uomo non è nota”.


Aircort Spray Nasale

Gravidanza e allattamento
La somministrazione di budesonide durante la gravidanza dovrebbe essere evitata a meno che sussistano particolari motivazioni. Gli studi condotti negli animali hanno evidenziato effetti teratogeni variabili in funzione della specie animale. Poiché l'attinenza all'uomo di quanto osservato nell'animale non è ancora stabilita, nelle donne in gravidanza si sconsiglia l'uso di AIRCORT spray nasale soprattutto nei primi tre mesi di gestazione. Non è noto se la budesonide passi nel latte materno. Quindi, a scopo cautelativo, e come in genere viene consigliato per tutti i corticosteroidi, è preferibile non somministrare AIRCORT spray nasale durante il periodo di allattamento.
Dati preclinici di sicurezza
La somministrazione in dose singola per via orale ha evidenziato valori di DL50 maggiori di 800 mg/Kg nel topo e di 400 mg/Kg nel ratto. Prove di tossicità condotte sul cane per somministrazioni ripetute fino a 12 mesi di 200 mcg/die per inalazione, non hanno evidenziato effetti tossici.


Alvand

Gravidanza e allattamento
Gravidanza
Gli studi di riproduzione nell’animale non hanno evidenziato specifici problemi. Tuttavia, in assenza di dati nell’uomo ed a causa di rischi sperimentali di danno da fluorochinoloni alle cartilagini che sostengono pesi dell’organismo in crescita, Alvand non deve essere impiegata in gravidanza.
Allattamento
In assenza di dati nell’uomo ed a causa di rischi sperimentali di danno da fluorochinoloni alle cartilagini che sostengono pesi dell’organismo in crescita, Alvand non deve essere impiegata in donne che allattano al seno.
Dati preclinici di sicurezza
Reazioni avverse non osservate negli studi clinici ma osservate in animali a livelli di esposizione simili a quelli clinici e con possibile rilevanza per l’uso clinico, sono le seguenti:


Tossicità acuta
La dose letale mediana (DL50) ottenuta nel topo e nel ratto dopo somministrazione per via orale di levofloxacina è risultata compresa tra 1500-2000 mg/kg.
La somministrazione di 500 mg/kg per via orale nella scimmia, ha provocato piccoli effetti, a parte il vomito.
Tossicità a dosi ripetute
Studi della durata di uno e sei mesi per somministrazione con sonda gastrica, sono stati condotti nel ratto e nella scimmia. Le dosi erano di 50, 200, 800 mg/kg al giorno e 20, 80, 320 mg/kg al giorno per la durata di un mese e sei mesi nel ratto e di 10, 30, 100 mg/kg al giorno e 10, 25, 62,5 mg/kg al giorno per la durata di un mese e di sei mesi nella scimmia.
Segni di reazioni al trattamento di grado minore sono state osservate nel ratto principalmente alle dosi di 200 mg/kg al giorno ed oltre, con riduzione di consumo del cibo e leggeri effetti relativi ad alterazioni dei parametri ematologici e biochimici.
In questi studi il NOEL (No Observed Adverse Effect Level) è stato calcolato pari a 200 mg/kg al giorno e 20 mg/kg al giorno rispettivamente dopo un mese e sei mesi.
La tossicità dopo somministrazione orale di 100 mg/kg al giorno nella scimmia è risultata minima con riduzione del peso corporeo, accompagnata da salivazione, diarrea e diminuzione del pH urinario in alcuni animali a tale dose. Nessun segno di tossicità è stato evidenziato negli studi a sei mesi. Il NOEL è stato calcolato pari a 30 mg/kg al giorno e di 62,5 mg/kg al giorno rispettivamente dopo 1 mese e 6 mesi di terapia.
Negli studi a sei mesi nel ratto e nella scimmia, il NOEL è stato calcolato pari a 20 e 62,5 mg/kg al giorno, rispettivamente.


Tossicità riproduttiva
Levofloxacina non ha manifestato compromissione della fertilità o della riproduzione nel ratto a dosi di 360 mg/kg al giorno somministrate per via orale o a dosi fino a 100 mg/kg al giorno somministrate per via endovenosa.
Levofloxacina non è risultata teratogena nel ratto fino a dosi orali di 810 mg/kg al giorno o per via endovenosa a dosi di 160 mg/kg al giorno. Effetti teratogeni non sono stati osservati nel coniglio trattato per via orale fino a dosi di 50 mg/kg al giorno o trattato per via endovenosa fino a dosi di 25 mg/kg al giorno.
Levofloxacina non ha effetti sulla fertilità ed il solo effetto sul feto è stato il ritardo della maturazione come risultato della tossicità materna.
Genotossicità
Levofloxacina non ha indotto mutazioni geniche sulle cellule batteriche o di mammiferi, ma ha indotto aberrazioni cromosomiche in vitro sulle cellule di polmone di criceto cinese a dosi di 100 mcg/ml ed oltre, in assenza di attivazione metabolica.
I test in vivo (micronucleo, scambio dei cromatidi cellulari, sintesi del DNA non programmato, test letale dominante) non hanno evidenziato alcun potenziale genotossico.
Potenziale fototossicità
Studi sul topo dopo somministrazione orale o endovenosa hanno evidenziato una attività fototossica solo a dosi molto elevate. La levofloxacina non mostra potenziale attività genotossica nei test di fotomutagenesi mentre riduce lo sviluppo dei tumori nei test di fotocarcinogenesi.
Potenziale carcinogeno
Nessuna indicazione su una potenziale carcinogenicità è stata osservata in uno studio di due anni sul ratto, con somministrazione nella dieta (dosi di 0, 10, 30 e 100 mg/kg al giorno).
Tossicità per le articolazioni
Come per gli altri fluorochinoloni, la levofloxacina ha evidenziato alcuni effetti sulle cartilagini (bolle e cavità) in ratti e cani, più marcati nell’animale giovane.


AZYTER
Gravidanza e allattamento
Gravidanza
Non vi sono studi adeguati e ben controllati nelle donne in gravidanza. Studi di riproduzione animale dimostrano il passaggio attraverso la placenta. Non sono stati osservati effetti teratogeni in studi di riproduzione nel ratto. Poiché gli studi sugli animali non sono sempre predittivi della risposta nell’uomo, Azyter deve essere usato con cautela in gravidanza.
Allattamento
Dati limitati indicano che l’azitromicina è secreta nel latte materno, ma, considerando il basso dosaggio e la bassa disponibilità sistemica, la dose assunta dal neonato è trascurabile. Di conseguenza è possibile l’allattamento materno durante la terapia.



Dati preclinici di sicurezza
L’azitromicina causa fosofolipidosi reversibile negli animali. Questo effetto è stato osservato dopo esposizioni orali che erano circa 300 volte superiori alla massima esposizione nell’uomo dopo somministrazione oculare, dimostrandosi di poca rilevanza nell’uso clinico.
Indagini elettrofisiologiche hanno evidenziato che l’azitromicina prolunga l’intervallo QT.
Potenziale cancerogeno
Non sono stati eseguiti studi a lungo termine negli animali per valutare il potenziale cancerogeno.
Potenziale mutageno
Nei test con modelli in vivo e in vitro non vi sono state evidenze di potenziali mutazioni genetiche e cromosomiche.
Tossicità riproduttiva
Non sono stati osservati effetti teratogeni in studi di embriotossicità nei ratti dopo somministrazione orale di azitromicina. Nei ratti dosaggi di azitromicina di 100 e 200 mg/kg di peso corporeo/die hanno evidenziato un lieve ritardo nell’ossificazione fetale e nell’incremento di peso materno. Negli studi peri- e postnatali nei ratti si sono osservati lievi ritardi a seguito di una terapia con 50 mg/kg/die e superiori di azitromicina. Questi effetti sono stati osservati dopo somministrazione orale ad esposizioni che erano circa 1000 volte superiori alle massime esposizioni nell’uomo dopo somministrazione oculare. Per l’alto margine di sicurezza, questi riscontri non costituiscono un rischio rilevante per la riproduzione nell’uomo.
Tossicità oculare
La somministrazione oculare di Azyter collirio negli animali, due o tre volte al giorno per 28 giorni, non ha evidenziato alcun effetto tossico locale o sistemico.


BRIVIRAC
Indicazioni terapeutiche
Trattamento precoce delle infezioni acute da herpes zoster in adulti immunocompetenti.
Controindicazioni
Bambini
La sicurezza e l’efficacia di Brivirac nei bambini non è stata sufficientemente stabilita, pertanto l’uso non è indicato.



Gravidanza e allattamento
Brivirac è controindicato durante la gravidanza e l’allattamento.
Studi condotti su animali non hanno mostrato effetti embriotossici o teratogeni. Effetti tossici sul feto sono stati osservati soltanto ad alte dosi. Tuttavia, la sicurezza di Brivirac nella donna in gravidanza non è stata stabilita.
Studi condotti su animali hanno mostrato che brivudin ed il suo principale metabolita bromoviniluracile (BVU) vengono escreti nel latte.



Dati preclinici di sicurezza
I dati preclinici non rivelano particolari rischi per l’uomo per trattamenti a breve termine sulla base di studi clinici convenzionali su sicurezza farmacologica, genotossicità, potenziale carcinogenico, tossicità sulla funzione riproduttiva.
Effetti preclinici di tossicità acuta e cronica si sono osservati in studi di breve termine per esposizioni al farmaco considerate sufficientemente eccedenti la massima esposizione nell’uomo. I dati raccolti da studi a lungo termine sugli animali, con esposizione giornaliera al farmaco vicina al range clinico, non sono considerati significativi per il trattamento a breve termine nell’uomo. L’organo bersaglio della tossicità in tutte le specie usate per gli studi preclinici è il fegato.



CABERGOLINA SANDOZ



Indicazioni terapeutiche
Trattamento del morbo di Parkinson



Gravidanza e allattamento
Gravidanza
Prima della somministrazione di cabergolina deve essere esclusa la possibilità che vi sia una gravidanza in atto e dopo il trattamento si deve prevenirla per almeno un mese.
Nei ratti cabergolina attraversa la placenta. Non è noto se ciò si verifica anche nell’uomo. Dati relativi ad un limitato numero di gravidanze (n= 100), di solito acquisiti durante le prime 8 settimane dopo il concepimento, non indicano che cabergolina debba essere associata ad un aumento del rischio di aborti, nascite premature, gravidanze multiple o anormalità congenite. Finora non sono disponibili altri dati epidemiologici di rilievo. Gli studi sugli animali non indicano effetti dannosi diretti o indiretti su gravidanza, sviluppo embrionale/fetale, sul parto o sullo sviluppo post-natale.
Poiché esiste una esperienza limitata sulla sicurezza di impiego di cabergolina in gravidanza, il trattamento con cabergolina deve essere sospeso prima di una gravidanza pianificata. Se le pazienti restano incinte durante il trattamento, cabergolina deve essere sospesa immediatamente. Durante la gravidanza queste pazienti devono essere controllate per individuare aumenti delle dimensioni ipofisarie indotti dalla gravidanza stessa.
Cabergolina deve essere assunta durante la gravidanza solo se espressamente indicato.
Cabergolina rispristina l’ovulazione e la fertilità nelle donne affette da ipogonadismo iperprolattinemico: poiché può intervenire una gravidanza prima del ripristino delle mestruazioni, si raccomanda di eseguire un test di gravidanza durante il periodo di amenorrea e, una volta che le mestruazioni sono state ripristinate, ogni volta che il periodo mestruale ritardi più di tre giorni. Le donne che non desiderano la gravidanza dovrebbero adottare un metodo di contraccezione non ormonale durante il trattamento e dopo l’interruzione di cabergolina. Poiché vi è esperienza limitata circa la sicurezza dell’esposizione fetale a cabergolina, si consiglia che le donne che desiderano una gravidanza concepiscano almeno un mese dopo aver interrotto il trattamento con cabergolina, dato che in alcune pazienti i cicli ovulatori persistono per 6 mesi dopo l’interruzione della terapia.
In caso di gravidanza durante il trattamento, l’assunzione di cabergolina deve essere sospesa. Come misura precauzionale le pazienti devono essere controllate per individuare segni di aumento delle dimensioni ipofisarie poiché durante la gestazione potrebbe verificarsi una espansione di preesistenti tumori pituitari.
La contraccezione deve essere continuata per almeno 4 settimane dopo la sospensione di cabergolina.
Allattamento
Cabergolina non deve essere somministrata alle madri che hanno deciso di allattare al seno i loro bambini poiché previene la lattazione. Non si hanno informazioni sull’escrezione del principio attivo nel latte materno, ma nei ratti cabergolina e/o i suoi metaboliti vengono escreti nel latte.
Durante il trattameno con cabergolina l’allattamento deve essere evitato.
Sovradosaggio
Non sono stati riportati casi di sovradosaggio; tuttavia, come suggerito da osservazioni relative ad esperimenti condotti sugli animali, è probabile che si possano verificare sintomi dovuti alla iperstimolazione dei recettori della dopamina, come nausea, vomito, abbassamento della pressione sanguigna, confusione/psicosi o allucinazioni. Se necessario si devono prendere provvedimenti per ristabilire la pressione sanguigna. Inoltre, in caso di pronunciati sintomi a carico del SNC (allucinazioni) può essere necessaria la somministrazione di medicinali dopamino agonisti.



CARDIRENE



Indicazioni terapeutiche
Prevenzione della trombosi coronarica: dopo infarto del miocardio, in pazienti con angina pectoris instabile, angina stabile cronica ed in pazienti con fattori di rischio multipli (ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, obesità, diabete mellito e familiarità per cardiopatia ischemica); profilassi degli eventi ischemici occlusivi in pazienti con attacchi ischemici transitori (TIA) e dopo ictus cerebrale; prevenzione della riocclusione dei by–pass aorto-coronarici, e nella angioplastica coronarica percutanea transluminale (PTCA); prevenzione della trombosi durante circolazione extracorporea, nei pazienti in emodialisi e nella sindrome di Kawasaki.



Gravidanza e allattamento
Gravidanza
Nell’animale: è stato osservato un effetto teratogeno.
Nell’uomo: in base a molteplici studi epidemiologici (in particolare uno studio prospettico in un alto numero di donne) non è stato constatato alcun effetto teratogeno dell’ASA, a seguito di somministrazioni saltuarie durante il primo trimestre di gravidanza. (omissis).



CARNITOLO



Indicazioni terapeutiche
Deficienze primarie e secondarie di carnitina.



Gravidanza e allattamento
Benchè negli studi sull'animale non si sia mai osservato alcun effetto dannoso sul feto, nella donna nel primo trimestre di gravidanza e durante l'allattamento sarà opportuno somministrare il farmaco nei casi di effettiva necessità, sotto il diretto controllo del medico.



Effetti indesiderati
Riportati lievi disturbi gastrointestinali dopo somministrazione orale. Segnalati inoltre in pazienti uremici lievi sintomi di miastenia. Sono stati segnalati sporadici casi di lieve eccitazione che diminuisce spontaneamente con la diminuzione della posologia.
Sono stati riportati casi di convulsioni in pazienti, con o senza precedenti di attività convulsiva, che avevano ricevuto L-carnitina per via orale od endovenosa.
Proprietà farmacodinamiche
Molti modelli animali hanno confermato una positiva attività della carnitina in varie alterazioni della funzione cardiaca indotte artificialmente: ischemia acuta e cronica, stati di scompenso cardiaco, insufficienza cardiaca da miocardite difterica, cardiotossicità da farmaci (propranololo, adriamicina).
Dati preclinici di sicurezza
Prove di tossicità acuta effettuate sul ratto e sul Mus musculus per 7 gg consecutivi hanno permesso di stabilire per la DL50 un dosaggio superiore a 8000 mg/kg per la via orale e 4000 mg/kg per l'iniettiva. Tossicità cronica: ricerche sul ratto e sul cane con trattamento per 180 giorni consecutivi sia per via orale che per via iniettiva non hanno determinato alcun caso di morte nè significative variazioni sulla funzionalità e sulle strutture istologiche dei principali organi. Studi di teratogenesi hanno dimostrato che la L-carnitina non determina effetti nocivi sulla gestante, sulla gestazione e sullo sviluppo embriofetale.



Cefobid (1)
Antibiotico



Proprieta` farmacologiche e tossicologiche ed elementi di farmacocinetica.
La DL50 nel topo (via orale e sottocutanea) e` superiore a 13-15 g/kg; per via endovenosa, nella stessa specie animale, e` pari a 4,76 g/kg nei maschi e a 3,84 g/kg nelle femmine. Negli studi a lungo termine nel cane non ha determinato lesioni istologiche a carico del rene. A dosi di 1-2 g/kg/die per 4 settimane, nel ratto non ha provocato lesioni istopatologiche significative a carico dell`orecchio interno. Dosi fino a 10
volte superiori a quelle impiegate nell`uomo non hanno evidenziato nel topo, ratto e scimmia, alcuna compromissione della fertilita` ne` attivita` teratogena.

Uso in caso di gravidanza ed allattamento
Benche` negli esperimenti sugli animali di laboratorio non si siano osservati effetti teratogeni, non e` dimostrato che il CEFOBID puo` essere utilizzato in tutta sicurezza nella gravidanza e nell`allattamento.



(1) Fonte: http://www.medicinelab.net/farmaci/cefobid.htm



CELLCEPT (1)


Indicazioni terapeutiche
CellCept è indicato per la profilassi del rigetto acuto in pazienti che ricevono un allotrapianto renale, cardiaco o epatico in associazione con ciclosporina e corticosteroidi.


Gravidanza e allattamento
Prima di iniziare la terapia con CellCept accertarsi che il test di gravidanza risulti negativo. La terapia con CellCept richiede l’uso di un contraccettivo efficace prima dell’inizio della terapia, per la sua intera durata e per sei settimane dopo l’interruzione della terapia. Le pazienti devono essere invitate a consultare immediatamente il medico in caso di gravidanza.
L’utilizzo di CellCept non è raccomandato durante la gravidanza e deve essere limitato ai casi in cui non è disponibile un trattamento alternativo più idoneo. CellCept deve essere utilizzato durante la gravidanza soltanto se il potenziale beneficio terapeutico è superiore al rischio potenziale per il feto. I dati provenienti dall’uso di CellCept in donne in gravidanza sono limitati. Tuttavia, nei bambini di pazienti esposte a CellCept in associazione con altri immunosoppressori durante la gravidanza sono state riportate malformazioni congenite, incluse malformazioni alle orecchie, in particolare orecchio esterno/medio formato in modo anormale o assente. Sono stati riportati casi di aborto spontaneo in pazienti esposte a CellCept. Gli studi condotti su animali hanno evidenziato una tossicità riproduttiva.
Si è visto che il micofenolato mofetile viene escreto nel latte materno dei ratti. Non è noto se ciò avviene anche nella donna. Poiché il micofenolato mofetile può dare serie reazioni avverse nei lattanti, CellCept è controindicato in donne che allattano.


Speciali avvertenze e precauzioni per l'uso
I pazienti che ricevono una terapia immunosoppressiva di associazione in cui sia compreso CellCept sono maggiormente a rischio per quanto riguarda lo sviluppo di linfomi e di altri tumori maligni, soprattutto della pelle. Il rischio sembra dipendere dall’intensità e dalla durata del trattamento, più che dall’uso di uno specifico prodotto. Come precauzione generale per minimizzare il rischio di tumore della pelle, l’esposizione alla luce solare e ai raggi UV deve essere limitata tramite l’uso di indumenti protettivi e di creme solari ad alta protezione.
I pazienti trattati con CellCept devono essere informati circa la necessità di riferire immediatamente qualsiasi evidenza di infezione, ematomi, sanguinamento o qualsiasi altra manifestazione di depressione midollare.
I pazienti trattati con immunosoppressori, compreso CellCept, sono a maggior rischio di infezioni opportunistiche (batteriche, fungine, virali e da protozoi), infezioni fatali e sepsi. Tra le infezioni opportunistiche vi sono la nefropatia associata a virus BK e la leucoencefalopatia multifocale progressiva (PML) associata a virus JC. Queste infezioni sono spesso correlate ad un elevato carico immunosoppressivo totale e possono portare a condizioni gravi o fatali che il medico deve considerare nella diagnosi differenziale dei pazienti immunodepressi con deterioramento della funzionalità renale o sintomi neurologici.


Effetti indesiderati
Disordini correlati all’immunosoppressione: infezioni a rischio per la vita, comprese meningiti, endocarditi, tubercolosi e l’infezione da micobatteri atipici. Casi di nefropatia associata a virus BK, così come casi di leucoencefalopatia multifocale progressiva (PML) associata a virus JC, sono stati riportati in pazienti trattati con immunosoppressori, compreso CellCept.




Dati preclinici di sicurezza
Nei modelli sperimentali il micofenolato mofetile non si è mostrato cancerogeno. La dose massima testata negli studi di carcinogenesi sugli animali comportava un’esposizione sistemica (AUC o Cmax) di circa 2-3 volte rispetto a quanto osservato in pazienti sottoposti a trapianto renale trattati alla dose raccomandata di 2 g/die e un’esposizione sistemica (AUC o Cmax) di circa 1,3 - 2 volte rispetto a quanto osservato in pazienti sottoposti a trapianto cardiaco trattati alla dose raccomandata di 3 g/die.
Due saggi di genotossicità (il saggio in vitro sul linfoma nel topo e il test in vivo sui micronuclei midollari nel topo) hanno mostrato che il micofenolato mofetile può causare aberrazioni cromosomiche. Questi effetti possono essere messi in relazione all’attività farmacodinamica, in particolare all’inibizione della sintesi nucleotidica nelle cellule sensibili. Altri test in vitro per la valutazione della mutazione genica non hanno mostrato attività genotossica.
In dosi orali fino a 20 mg·kg-1·die-1 il micofenolato mofetile non ha mostrato alcun effetto sulla fertilità dei ratti maschi. Questa dose ha comportato un’esposizione sistemica di 2-3 volte quella osservata in clinica utilizzando la dose raccomandata di 2 g/die nei pazienti sottoposti a trapianto renale e un’esposizione sistemica di 1,3 - 2 volte quella osservata in clinica utilizzando la dose raccomandata di 3 g/die nei pazienti sottoposti a trapianto cardiaco. In uno studio di fertilità e riproduzione condotto su ratti femmine, dosi orali di 4,5 mg·kg-1·die-1, anche se non tossiche per la madre, hanno causato malformazioni nei nati della prima generazione (compresi anoftalmia, mancanza della mandibola e idrocefalo). Questa dose ha comportato un’esposizione sistemica di circa 0,5 volte quella osservata in clinica utilizzando la dose raccomandata di 2 g/die nei pazienti sottoposti a trapianto renale e un’esposizione sistemica di circa 0,3 volte quella osservata in clinica utilizzando la dose raccomandata di 3 g/die nei pazienti sottoposti a trapianto cardiaco. Non erano evidenti alcuni effetti sulla fertilità e sulla riproduzione nelle femmine della prima generazione o in quelle della generazione successiva.
Negli studi di teratologia nei ratti e nei conigli l’assorbimento e le malformazioni fetali si sono riscontrate nel ratto alla dose di 6 mg·kg-1·die-1 (compresi anoftalmia, mancanza della mandibola e idrocefalo) e nel coniglio alla dose di 90 mg·kg-1·die-1 (comprese anomalie cardiovascolari e renali, quali ectopia cardiaca ed ectopia renale, ernie diaframmatiche e ombelicali), in assenza di tossicità per la madre. Questa dose ha comportato un’esposizione sistemica di circa 0,5 volte o meno quella osservata in clinica utilizzando la dose raccomandata di 2 g/die nei pazienti sottoposti a trapianto renale e un’esposizione sistemica di circa 0,3 volte quella osservata in clinica utilizzando la dose raccomandata di 3 g/die nei pazienti sottoposti a trapianto cardiaco.
Negli studi tossicologici condotti con micofenolato mofetile nei ratti, nei topi, nei cani e nelle scimmie, gli organi principalmente colpiti sono stati il sistema ematopoietico e quello linfoide. Questi effetti si sono verificati per livelli di esposizione equivalenti o inferiori a quelli osservati in clinica utilizzando la dose raccomandata di 2 g/die nei pazienti sottoposti a trapianto renale. Nel cane sono stati osservati effetti collaterali gastrointestinali per livelli di esposizione equivalenti o inferiori a quelli osservati in clinica utilizzando la dose raccomandata. Nella scimmia alle dosi più elevate (per livelli di esposizione sistemica equivalenti o maggiori rispetto a quelli osservati nella clinica) si sono inoltre osservati effetti collaterali gastrointestinali e renali comportanti disidratazione. Il profilo di tossicità del micofenolato mofetile negli studi sperimentali sembra essere compatibile con gli effetti collaterali degli studi clinici sull’uomo, i quali attualmente forniscono dati di tollerabilità più rilevanti per i pazienti (vedere paragrafo 4.8).


Note
(1) Nei pazienti trattati con CellCept sono stati riportati casi isolati di leucoencefalopatia multifocale progressiva ( PML, progressive multifocal leukoencephalopathy ). La leucoencefalopatia multifocale progressiva è una rara malattia demielinizzante progressiva del sistema nervoso centrale, che generalmente causa la morte o una grave invalidità. (cfr: http://www.farmalert.it/farmaci/tacrolimus/13539-casi-isolati-di-leucoencefalopatia-multifocale-progressiva-nei-pazienti-trattati-con-cellcept)
(2) La leucoencefalopatia multifocale progressiva è una della malattie demielinizzanti, così chiamate perché la guaina mielinica che avvolge gli assoni delle cellule nervose viene gradualmente distrutta, con il conseguente danneggiamento della trasmissione nervosa. Interessa pertanto la sostanza bianca, componente principale degli assoni e di gran parte della parte esterna del cervello, la corteccia cerebrale. Tra i sintomi vanno menzionati la debolezza, la perdita di visione, i disturbi alla parola e un deterioramento cognitivo. (cfr:  http://it.wikipedia.org/wiki/Leucoencefalopatia_multifocale_progressiva)







CIMZIA
Indicazioni terapeutiche
Cimzia, in combinazione con metotressato (MTX), è indicato per il trattamento dell'artrite reumatoide (AR) attiva di grado da moderato a grave in pazienti adulti quando la risposta ai farmaci antireumatici modificanti la malattia (DMARDs, disease-modifying anti-rheumatic drugs), incluso il metotressato, sia risultata inadeguata.



Posologia e modo di somministrazione
Popolazione pediatrica (< 18 anni)
La sicurezza e l’efficacia di Cimzia nei bambini e negli adolescenti al di sotto di 18 anni non è stata ancora stabilita. Non sono disponibili dati.



Insufficienza renale ed epatica
Cimzia non è stato studiato in queste popolazioni di pazienti. Non può essere fatta alcuna raccomandazione di dosaggio.



Gravidanza e allattamento
Gravidanza
Non vi sono dati adeguati sull’utilizzo di Cimzia in donne in stato di gravidanza.
Studi su animali condotti utilizzando un anticorpo anti-TNFα di ratto, ottenuto in roditori, non hanno rilevato evidenze di riduzione della fertilità o danno per il feto. Comunque questi dati sono insufficienti riguardo alla tossicità riproduttiva umana. A causa del suo effetto inibitorio sul TNFα, Cimzia somministrato in corso di gravidanza potrebbe alterare la normale risposta immunitaria nel neonato. Di conseguenza, Cimzia non deve essere usato in gravidanza.
Allattamento
Le informazioni riguardanti l’escrezione di certolizumab pegol nel latte materno, umano o animale, sono insufficienti. Poiché le immunoglobuline sono escrete nel latte materno umano, un rischio per il bambino allattato al seno non può essere escluso. La decisione se continuare/interrompere l’allattamento al seno o continuare/interrompere la terapia con Cimzia deve essere presa tenendo in considerazione il beneficio dell’allattamento al seno per il bambino e il beneficio della terapia con Cimzia per la donna.
Fertilità
Effetti sulla misura della motilità spermatica e una tendenza alla diminuzione della conta spermatica sono stati osservati in roditori maschi senza apparenti effetti sulla fertilità. La rilevanza clinica di queste osservazioni è sconosciuta.



Dati preclinici di sicurezza
Gli studi pivotal non-clinici di sicurezza sono stati condotti sulla scimmia cynomolgus. Nel ratto e nella scimmia, a dosi superiori a quelle somministrate nell’uomo, l’istopatologia ha rivelato la formazione di vacuoli cellulari, presenti soprattutto nei macrofagi, in un certo numero di organi (linfonodi, siti di iniezione, milza, surrene, utero, cervice, plesso corioideo cerebrale e cellule epiteliali del plesso corioideo). È probabile che questo fenomeno sia stato causato dalla ricaptazione cellulare della porzione PEG. Studi di funzionalità in vitro su macrofagi umani con formazione di vacuoli hanno indicato che tutte le funzioni testate venivano mantenute. Studi sui ratti hanno indicato che più del 90% del PEG somministrato era eliminato in 3 mesi in seguito alla somministrazione di una dose singola, utilizzando le urine come principale via di escrezione.
Certolizumab pegol non dà luogo a reazioni crociate con TNF di roditori. Di conseguenza, gli studi di tossicologia riproduttiva sono stati condotti con un reagente omologo che riconoscesse il TNF di ratto. Il valore di questi dati per la valutazione del rischio nell’uomo potrebbe essere limitato. In seguito a soppressione prolungata del TNFα, ottenuta utilizzando un frammento Fab’ PEGilato (cTN3 PF) di roditore, diretto contro il TNFα di ratto, non sono stati osservati eventi avversi sul benessere materno, sulla fertilità femminile o sugli indici riproduttivi embrio-fetali, peri- e post-natali nel ratto. Nei ratti maschi sono state osservate una ridotta motilità spermatica e una tendenza alla diminuzione della conta spermatica.
Studi di distribuzione hanno dimostrato che il trasferimento di cTN3 PF attraverso la placenta ed il latte materno al feto e alla circolazione neonatale è trascurabile. Attualmente non è noto se altrettanto è vero per Cimzia nell’uomo.
Nessun effetto mutageno o clastogeno è stato dimostrato negli studi pre-clinici. Non sono stati condotti studi di carcinogenesi con Cimzia.
Incompatibilità
In assenza di studi di compatibilità, questo medicinale non deve essere miscelato con altri prodotti.



CYTOTEC
Indicazioni terapeutiche
Prevenzione di ulcere gastroduodenali indotte da FANS (farmaci anti-infiammatori non steroidei).
Terapia di ulcere gastroduodenali indotte da farmaci anti-infiammatori non steroidei in pazienti artrosici a rischio, anche continuando la somministrazione dei FANS.
Ulcere duodenali e gastriche.



Gravidanza e allattamento
Come altre prostaglandine naturali e sintetiche, il misoprostol aumenta sia l'intensità che la frequenza delle contrazioni uterine.
Il suo uso in gravidanza può comportare gravi danni per il feto, complicare la gravidanza o causarne l’interruzione.
Pertanto il prodotto è controindicato durante la gravidanza accertata o presunta ed il suo impiego nelle donne in età feconda è consentito soltanto se vengono adottate contemporaneamente idonee misure contraccettive. Dovrebbe essere eseguito un test di gravidanza nelle due settimane che precedono l’inizio della terapia, che comunque sarebbe opportuno iniziare il secondo o terzo giorno del primo ciclo mestruale normale.
Il prodotto è altresì controindicato nell’allattamento.



Sovradosaggio
Non è stata determinata nell'uomo la dose tossica di CYTOTEC. Dosi totali giornaliere di 1600 mcg sono state ben tollerate, con disturbi gastrointestinali come unico sintomo. Negli animali, gli effetti tossici sono quelli tipici delle altre prostaglandine: rilassamento della muscolatura liscia, difficoltà respiratoria, depressione del sistema nervoso centrale.
I sintomi clinici imputabili a sovradosaggio sono: sedazione, tremito, convulsioni, dispnea, dolore addominale, contrazioni uterine, diarrea, palpitazioni, ipotensione o bradicardia. Il trattamento può essere sintomatico e di sostegno.



Dati preclinici di sicurezza
Misoprostol è risultato privo di effetti mutageni e cancerogeni in numerosi test in vitro ed in vivo. Il prodotto non ha evidenziato potenziale teratogeno in test effettuati in conigli e ratti trattati con dosi fino a 1.000 mcg/Kg e 10.000 mcg/Kg, rispettivamente ai dosaggi massimi sono stati evidenziati un incremento dell’incidenza di morti embrionarie nel coniglio e perdite embrionarie fetali post-impianto nel ratto.



CLEXANE
Indicazioni terapeutiche
Profilassi della trombosi venosa profonda (TVP) in chirurgia generale, in chirurgia ortopedica ed in pazienti non chirurgici allettati e a rischio di TVP.
Trattamento della trombosi venosa profonda con o senza embolia polmonare.
Trattamento dell’angina instabile e dell’infarto del miocardio non-Q in associazione con acido acetilsalicilico.
Prevenzione della coagulazione in corso di emodialisi.



Gravidanza e allattamento
Gravidanza
Gli studi condotti nell’animale non hanno dimostrato proprietà embriotossiche o teratogene.
Nella femmina di ratto gravida, il trasferimento al feto di enoxaparina sodica marcata con 35S attraverso la placenta è minimo.
Nella donna non vi è evidenza che enoxaparina sodica attraversi la barriera placentare durante il secondo trimestre di gravidanza. Non vi sono informazioni disponibili sul primo e terzo trimestre. Per tali ragioni e poiché gli studi su animali non sono sempre predittivi della risposta umana, questo farmaco dovrebbe essere usato in gravidanza solo se il medico ne ha verificato l’effettiva necessità.
Allattamento
In femmine di ratto che allattano, la concentrazione di enoxaparina sodica marcata con 35S o dei suoi metaboliti marcati nel latte è molto bassa.
Non è noto se l’enoxaparina sodica venga escreta immodificata nel latte materno.
L’assorbimento orale di enoxaparina sodica è improbabile. Tuttavia, come precauzione, alle madri che allattano e ricevono enoxaparina sodica deve essere consigliato di non allattare.
Dati preclinici di sicurezza
Non sono stati condotti studi a lungo termine per valutare la potenziale cancerogenesi dell’enoxaparina.
L’enoxaparina non si è dimostrata mutagena negli studi in vitro, compresi il test di Ames, test di mutazione nelle cellule di linfoma del topo, test di aberrazione cromosomiale nei linfociti umani e nello studio in vivo di aberrazione cromosomiale nel midollo osseo del ratto.
L’enoxaparina si è dimostrata priva di effetti sulla fertilità o sulla capacità riproduttiva di ratti maschi e femmine a dosi fino a 20 mg/kg/die s.c. Sono stati condotti studi di teratogenesi in femmine gravide di ratti e conigli con dosi di enoxaparina fino a 30 mg/kg/die somministrati s.c. Non vi sono stati effetti teratogeni né fetotossicità dovuti all’enoxaparina.
Al di là dell’effetto anticoagulante dell’enoxaparina, non vi sono stati eventi avversi in uno studio di tossicità sottocutanea nel ratto e nel cane alla dose di 15 mg/kg/die per 13 settimane né in uno studio di tossicità sottocutanea ed endovenosa alla dose di 10 mg/kg/die per 26 settimane sia nel ratto che nella scimmia.



CLOPIDOGREL TEVA PHARMA



Indicazioni terapeutiche
Clopidogrel è indicato negli adulti nella prevenzione di eventi di origine aterotrombotica in: pazienti affetti da infarto miocardico (da pochi giorni fino a meno di 35), ictus ischemico (da 7 giorni fino a meno di 6 mesi) o arteriopatia obliterante periferica comprovata.



Gravidanza e allattamento
Poichè non sono disponibili dati clinici relativi all’esposizione a clopidogrel in gravidanza, come misura precauzionale è preferibile non usare clopidogrel durante la gravidanza.
Gli studi su animali non indicano effetti dannosi diretti o indiretti su gravidanza, sviluppo embrionale/fetale, parto o sviluppo post-natale.
Non è noto se clopidogrel sia escreto nel latte umano. Gli studi su animali hanno dimostrato che clopidogrel viene escreto nel latte. Come misura precauzionale, non si deve continuare l’allattamento durante il trattamento con Clopidogrel Teva Pharma.



Dati preclinici di sicurezza
Nel corso di studi non-clinici condotti nel ratto e nel babbuino, la modificazione dei parametri epatici è stato l’effetto più frequentemente osservato. Ciò si è verificato per dosi superiori di almeno 25 volte alla dose clinica corrispondente di 75 mg/die, somministrata nell’uomo, ed era conseguenza di un effetto sugli enzimi metabolici epatici. Non è stato osservato nessun effetto sugli enzimi metabolici epatici in pazienti che hanno ricevuto clopidogrel alle dosi terapeutiche.
A dosi molto elevate, nel ratto e nel babbuino è stata riportata una scarsa tollerabilità gastrica (gastriti, erosioni gastriche e/o vomito).
Non è stato osservato alcun effetto carcinogenico in seguito a somministrazione di clopidogrel nel topo per 78 settimane e nel ratto per 104 settimane, fino alla dose di 77 mg/kg/die (il che rappresenta almeno 25 volte l’esposizione che si verifica alla dose clinica di 75 mg/die nell’uomo).
Clopidogrel valutato in una serie di studi di genotossicità in vitro e in vivo, non ha mostrato alcuna attività genotossica.
Clopidogrel non ha mostrato alcun effetto sulla fertilità in ratti maschi e femmine e non ha mostrato alcun effetto teratogeno ne nel ratto ne nel coniglio. Quando somministrato in ratti che allattavano, clopidogrel ha causato un leggero ritardo nello sviluppo della prole. Studi farmacocinetici specifici condotti con clopidogrel marcato hanno permesso di osservare che il composto principale e i suoi metaboliti sono escreti nel latte. Conseguentemente non può essere escluso un effetto diretto (lieve tossicità) o indiretto (scarsa palatabilità).



Dardum
Indicazioni terapeutiche
Di uso elettivo e specifico in infezioni batteriche gravi di accertata o presunta origine da gram-negativi difficili o da flora mista con presenza di gram-negativi resistenti ai più comuni antibiotici.
In particolare, DARDUM, trova indicazione nelle suddette infezioni in pazienti defedati e/o immunodepressi.



Gravidanza e allattamento



Gravidanza
Gli studi sulla riproduzione effettuati sui topi, i ratti e le scimmie, a dosi fino a 10 volte la dose umana non hanno evidenziato effetti negativi sulla fertilità o effetti teratogeni. Non sono stati tuttavia effettuati studi adeguati e ben controllati su donne gravide. Pertanto, visto che gli studi riproduttivi eseguiti sull’animale non hanno sempre valore predittivo riguardo alla risposta nell’uomo, il farmaco dovrebbe essere utilizzato in gravidanza solo se effettivamente indispensabile.
Allattamento
Il cefoperazone viene escreto nel latte materno solo in piccola quantità. Anche se il cefoperazone passa al latte materno solo in piccola quantità, si consiglia cautela nella somministrazione del cefoperazone alle madri che allattano.



Dati preclinici di sicurezza
La DL50 nel topo (via orale e sottocutanea) è superiore a 13-15 g/kg; per via endovenosa, nella stessa specie animale, è pari a 4,76 g/kg nei maschi e a 3,84 g/kg nelle femmine.
Negli studi a lungo termine, nel cane, DARDUM, non ha determinato lesioni istologiche a carico del rene.
DARDUM, a dosi di 1-2 g/kg die per 4 settimane, nel ratto non ha provocato lesioni istopatologiche significative a carico dell’orecchio interno.
Dosi fino a dieci volte superiori a quelle impiegate nell’uomo non hanno evidenziato nel topo, ratto e scimmia, alcuna compromissione della fertilità nè attività teratogena.



DAXAS (1)


Indicazioni terapeutiche
Daxas è indicato come terapia di mantenimento nella broncopneumopatia cronica ostruttiva grave (BPCO) (FEV1 post-broncodilatatore meno del 50% del teorico) associata a bronchite cronica nei pazienti adulti con una storia di esacerbazioni frequenti come aggiunta al trattamento broncodilatatore.


Speciali avvertenze e precauzioni per l'uso
Tutti i pazienti devono essere informati riguardo i rischi di Daxas e le precauzioni per l’uso sicuro e deve essere consegnata una scheda per il paziente prima di iniziare il trattamento con Daxas.


Disturbi psichiatrici
Daxas è associato con un aumentato rischio di disturbi psichiatrici quali insonnia, ansietà, nervosismo e depressione. Rari casi di ideazione e comportamento suicidario, incluso il suicidio portato a termine, sono stati osservati negli studi clinici. Quindi, i rischi e i benefici di iniziare o continuare il trattamento con Daxas devono essere attentamente valutati se i pazienti riferiscono precedenti o esistenti sintomi psichiatrici o se viene proposto il trattamento concomitante con altri medicinali che possono causare effetti psichiatrici. I patienti devono essere istruiti ad informare il medico prescrittore di ogni modifica nel comportamento o nell’umore e di ogni proposito suicida. Inoltre, Daxas non è raccomandato in pazienti con una storia di depressione associata ad ideazione o comportamento suicidario.
Intollerabilità persistente
Mentre reazioni avverse come diarrea, nausea, dolore addominale e mal di testa si presentano principalmente entro le prime settimane di terapia e per la maggior parte si risolvono continuando il trattamento, il trattamento con Daxas deve essere riconsiderato nel caso di intollerabilità persistente. Questo potrebbe essere il caso in popolazioni speciali che potrebbero avere una esposizione maggiore, come nelle femmine di razza nera, non fumatrici (vedere paragrafo 5.2) o nei pazienti trattati contemporaneamente con l’inibitore del CYP1A2 fluvoxamina o gli inibitori di CYP3A4/1A2 enoxacina e cimetidina.


Gravidanza e allattamento
Gravidanza
I dati relativi all’uso di roflumilast in donne in gravidanza sono in numero limitato.
Gli studi sugli animali hanno mostrato una tossicità riproduttiva. Daxas non è raccomandato durante la gravidanza e in donne in età fertile che non usano misure contraccettive.
Nelle ratte gravide è stato dimostrato che roflumilast passa attraverso la placenta.
Allattamento
Dati disponibili di farmacocinetica negli animali hanno dimostrato l’escrezione di roflumilast o dei suoi metaboliti nel latte. Non si può escludere un rischio per il lattante. Daxas non deve essere usato durante l’allattamento.
Fertilità
In uno studio di spermatogenesi umana, roflumilast 500 mcg non ha avuto effetti sui parametri seminali o sugli ormoni riproduttivi durante il periodo di trattamento di 3 mesi e nei 3 successivi mesi dopo la fine del trattamento.


Dati preclinici di sicurezza
Non ci sono evidenze di immunotossicità, sensibilizzazione cutanea o potenziale fototossico.
Una lieve riduzione della fertilità maschile è stata osservata congiuntamente alla tossicità epididimale nei ratti. Nonostante maggiori esposizioni al farmaco nessuna tossicità epididimale o variazioni nei parametri seminali era presente in alcun altro roditore o non roditore compreso le scimmie.
In uno dei due studi sullo sviluppo embriofetale del ratto, si è notata una maggiore incidenza di ossificazione incompleta delle ossa del cranio alla dose che produceva tossicità materna. In uno dei tre studi sulla fertilità e lo sviluppo embriofetale del ratto, sono state osservate perdite post-impianto. Le perdite post-impianto non sono state osservate nei conigli. Un prolungamento della gestazione è stato osservato nel topo.
La rilevanza di questi dati nell’uomo non è nota.
La maggior parte dei risultati rilevanti negli studi sulla farmacologia di sicurezza e sulla tossicologia si sono avuti a dosi ed esposizioni più alte rispetto a quelle intese per uso clinico. Questi risultati consistevano principalmente in problemi gastrointestinali (es. vomito, aumento della secrezione gastrica, erosioni gastriche, infiammazione intestinale) e problemi cardiaci (es. emorragie focali, depositi di emosiderina e infiltrazione delle cellule linfo-istiocitarie nell’atrio destro dei cani, e diminuzione della pressione arteriosa e aumento del battito cardiaco nei ratti, cavie e cani).
In studi di tossicità a dosi ripetute e di carcinogenesi è stata osservata una tossicità specifica nella mucosa nasale dei roditori. Questo effetto sembra essere dovuto ad un intermedio ADCP (4-Amino-3,5-dicloro-piridina) N-ossido che si forma specificatamente nella mucosa olfattiva dei roditori, con una affinità di legame specifica in queste specie (es. topo, ratto e criceto).


Note
(1) Secondo gli Esperti del Panel dell’Agenzia degli Stati Uniti per il controllo dei farmaci FDA, il modesto miglioramento della funzione polmonare ottenuto con Roflumilast (Daxas) non controbilancerebbe l’elevata incidenza di reazioni avverse talora gravi.
Il 14% dei pazienti ha dovuto interrompere il trattamento con Roflumilast a causa di diarrea, nausea, perdita di peso e disturbi psichiatrici, tra cui 3 casi di suicidio e 2 tentativi di suicidio.
Inoltre, nel gruppo trattato con Roflumilast è stata riscontrata un’aumentata incidenza di tumori. (cfr: http://www.xagena.it/medicina/azguide/bpco3.html)



DEPO-PROVERA



Indicazioni terapeutiche
Terapia palliativa del carcinoma dell'endometrio metastatizzato ed inoperabile e del carcinoma mammario ormonodipendente in fase avanzata in donne in post-menopausa.
Speciali avvertenze e precauzioni per l'uso
Il prodotto, come del resto la maggior parte dei farmaci antitumorali ed immunosoppressori, ha dimostrato proprieta' carcinogeniche negli animali in particolari condizioni sperimentali. Cani di razza Beagle, trattati con medrossiprogesterone acetato, hanno sviluppato noduli mammari, alcuni dei quali di natura maligna. Sebbene siano stati notati, talvolta, noduli in animali di controllo, in genere essi erano a carattere intermittente, mentre i noduli riscontrati negli animali trattati col farmaco presentavano dimensioni maggiori, erano piu' numerosi, a carattere persistente, a volte di tipo maligno metastatizzato.
Non e' stato ancora accertato se questi fenomeni si possano verificare anche nell'uomo.
Gravidanza e allattamento
L'uso dei progestinici e' sconsigliato durante la gravidanza ed in corso d'allattamento. L'impiego in gravidanza non e' consigliabile in quanto i dati lasciano presumere una possibile relazione tra la somministrazione di progestinici all'inizio della gravidanza e la presenza di malformazioni cardiache congenite nel neonato.



Sovradosaggio
Non sono noti dati al riguardo.



Dati preclinici di sicurezza
I dati tossicologici relativi agli studi condotti su animali da esperimento utilizzando il medrossiprogesterone acetato sono i seguenti:
DL50, somministrazione orale - Topo : superiore a 10.000 mg/kg
DL50, somministrazione intraperitoneale - Topo : 6.985 mg/kg
A seguito di somministrazione orale a ratti e topi (334 mg/kg/die) ed a cani (167 mg/kg/die) trattati per 30 giorni, non fu evidenziato alcun effetto tossico.
Studi di tossicita' cronica condotti su ratti e cani alle dosi di 3, 10 e 30 mg/kg/die trattati per 6 mesi non hanno evidenziato alcun effetto tossico ai livelli saggiati.
Alle dosi piu' elevate e' stata osservata solamente la comparsa degli effetti ormonali attesi.
Gli studi di teratogenesi condotti su femmine di cani Beagle gravide, trattate alle dosi di 1, 10 e 50 mg/kg/die per somministrazione orale hanno evidenziato ipertrofia clitoridea nei cuccioli femmine nati da animali trattati alla dose piu' elevata.
Nessuna anormalita' fu evidenziata nei cuccioli maschi.
L'indagine successiva effettuata per verificare le capacita' riproduttive delle femmine partorite da animali trattati con medrossiprogesterone acetato, non ha evidenziato alcuna diminuzione della fertilita'.
Studi di tossicita' a lungo termine condotti sulla scimmia, sul cane e sul ratto, con somministrazione parenterale di medrossiprogesterone acetato, hanno evidenziato i seguenti effetti:
Cani Beagle, trattati alle dosi di 3 e 75 mg/kg ogni 90 giorni per 7 anni, svilupparono noduli mammari che furono osservati anche in alcuni animali di controllo. I noduli notati negli animali di controllo erano a carattere intermittente, mentre i noduli apparsi negli animali trattati col farmaco erano di dimensioni maggiori, piu' numerosi, a carattere persistente e due degli animali trattati alla dose piu' alta svilupparono tumori mammari maligni.
Due scimmie, trattate alla dose di 150 mg/kg ogni 90 giorni per 10 anni, svilupparono carcinoma indifferenziato dell'utero, che non si manifesto' invece nelle scimmie del gruppo di controllo ed in quelle trattate alle dosi di 3 e 30 mg/kg ogni 90 giorni per 10 anni. Noduli mammari di carattere intermittente furono evidenziati negli animali del gruppo di controllo ed in quelli trattati alle dosi di 3 e 30 mg/kg, ma non nel gruppo che aveva ricevuto la dose di 150 mg/kg.
In sede di autopsia (dopo 10 anni) i noduli furono riscontrati solamente in 3 delle scimmie del gruppo trattato alla dose di 30 mg/kg.
Dall'esame istopatologico risulto' che tali noduli erano di natura iperplastica.
Nel ratto trattato per 2 anni, non fu evidenziata alcuna alterazione a livello dell'utero e delle mammelle. Studi di mutagenesi condotti impiegando il test Salmonella Microsomi (Ames test) ed il Micronucleus test, hanno dimostrato che il medrossiprogesterone acetato non possiedealcuna attivita' mutagenetica.
Altri studi non hanno evidenziato alcuna modificazione della fertilita' nella prima e nella seconda generazione degli animali osservati.
Non e' ancora stato accertato se le osservazioni sopra riportate possono essere riferite anche nell'uomo.



ECOVAL
Indicazioni terapeutiche
ECOVAL crema, unguento ed emulsione cutanea:
Dermatopatie sensibili ai corticosteroidi quali: dermatite seborroica; dermatite atopica; dermatite da contatto allergica o irritativa; lichen; psoriasi (esclusa la psoriasi a placche diffusa); neurodermiti e altre.
Trattamento sintomatico del prurito.



Gravidanza e allattamento
La somministrazione topica di corticosteroidi durante la gravidanza negli animali di laboratorio può provocare anomalie nello sviluppo fetale. La rilevanza di questo dato sperimentale non è stata constatata nell'uomo: nelle gestanti, tuttavia, gli steroidi topici non dovrebbero essere usati su aree cutanee estese e, più precisamente, in grande quantità o per periodi prolungati.
Non ci sono informazioni sufficienti che dimostrino un possibile effetto della neomicina somministrata topicamente durante la gravidanza e l’allattamento. Tuttavia, la neomicina presente nel sangue materno può attraversare la placenta e dare origine ad un rischio teorico di tossicità fetale.
Pertanto il medicinale, in particolar modo nella formulazione con neomicina, deve essere usato solo in caso di necessità, sotto il diretto controllo del medico, dopo aver valutato il beneficio atteso per la madre in rapporto al possibile rischio per il feto.
Durante l'allattamento si dovrebbero seguire le stesse precauzioni, anche se non sono stati riportati effetti sistemici di corticosteroidi nei lattanti di madri sottoposte a terapia sistemica.



ELIDEL


Indicazioni terapeutiche
Trattamento dei pazienti con dermatite atopica lieve o moderata dai 2 anni di età in poi quando il trattamento con corticosteroidi topici non è raccomandabile o non è possibile. Ciò può includere:
Intolleranza ai corticosteroidi topici.
Mancanza di efficacia dei corticosteroidi topici.
Utilizzo sul volto e sul collo quando il trattamento intermittente a lungo termine con corticosteroidi topici può essere inappropriato.




Speciali avvertenze e precauzioni per l'uso
Sono stati riportati in pazienti in trattamento con pimecrolimus crema casi di tumori maligni, compresi linfomi cutanei ed altri tipi di linfomi, e di cancri cutanei. Tuttavia, pazienti affetti da dermatite atopica in trattamento con Elidel non presentavano concentrazioni sistemiche significative di pimecrolimus.
Negli studi clinici, durante il trattamento con Elidel 10 mg/g crema sono stati riportati 14 casi su 1.544 (0,9%) di linfoadenopatia. Questi casi di linfoadenopatia erano generalmente correlati ad infezioni e si è osservata la guarigione dopo un’adeguata terapia antibiotica. Di questi 14 casi, la maggior parte o aveva una chiara eziologia o era chiaro che la linfoadenopatia si stava già risolvendo. Nei pazienti in trattamento con Elidel 10 mg/g crema e che sviluppano linfoadenopatia si deve indagare l’eziologia di questa linfoadenopatia. In assenza di una chiara eziologia per la linfoadenopatia o in presenza di mononucleosi infettiva acuta, il trattamento con Elidel 10 mg/g crema deve essere interrotto. I pazienti in cui si verifica linfoadenopatia devono essere tenuti sotto controllo per assicurarsi che la linfoadenopatia si risolva.


Popolazione con rischio potenzialmente maggiore di esposizione sistemica.
Elidel non è stato studiato in pazienti affetti da sindrome di Netherton. A causa del possibile aumento dell’assorbimento sistemico del pimecrolimus, Elidel non è raccomandato in pazienti affetti da sindrome di Netherton.
Dato che la sicurezza di Elidel nei pazienti eritrodermici non è stata stabilita, non se ne può raccomandare l’uso in tale popolazione.
L’uso di Elidel in pazienti con bendaggi occlusivi non è stato studiato. L’uso di bendaggi occlusivi non è raccomandato.
In pazienti con cute gravemente infiammata e/o danneggiata, le concentrazioni sistemiche possono essere maggiori.


Gravidanza e allattamento
Gravidanza
Non vi sono dati adeguati riguardanti l’uso di Elidel in donne in gravidanza. Gli studi su animali mediante applicazione cutanea non indicano effetti dannosi diretti o indiretti sullo sviluppo embrionale/fetale. Gli studi condotti su animali dopo somministrazione orale hanno evidenziato una tossicità riproduttiva. Grazie al minimo assorbimento di pimecrolimus dopo applicazione topica di Elidel, il rischio potenziale per gli esseri umani è considerato limitato. Elidel tuttavia non deve essere usato durante la gravidanza.
Allattamento
Non sono stati condotti studi su animali relativi all’escrezione nel latte dopo applicazione topica e non è stato studiato l’utilizzo di Elidel in donne in allattamento. Non è noto se pimecrolimus sia escreto nel latte dopo l’applicazione topica.
Tuttavia, a causa del basso assorbimento di pimecrolimus a seguito di applicazione topica di Elidel, il rischio potenziale per gli esseri umani è considerato limitato. E’ necessario usare cautela quando Elidel è somministrato in donne in allattamento.
Le madri che allattano possono usare Elidel ma non devono applicare Elidel sul seno per evitare una involontaria assunzione orale da parte del neonato.


Dati preclinici di sicurezza
Studi convenzionali di tossicità a dosi ripetute, di tossicità riproduttiva e carcinogenesi utilizzando la somministrazione orale hanno prodotto effetti a esposizioni significativamente superiori a quelle che nell’uomo sono di significato clinico trascurabile. Il pimecrolimus non ha potenziale genotossico, antigenico, fototossico, fotoallergenico o fotocarcinogenico. Applicazioni dermiche effettuate in studi sullo sviluppo embrio/fetale in ratti e conigli e in studi di carcinogenesi in topi e ratti, hanno dato risultati negativi.
In studi di tossicità a dose ripetuta in ratti di sesso maschile e femminile dopo somministrazione orale di 10 o 40 mg/kg/giorno (= da 20 a 60 volte l’esposizione massima nei soggetti umani dopo applicazione dermica) erano stati osservati effetti sugli organi della riproduzione ed alterazioni delle funzioni degli ormoni sessuali. Questo viene ripreso dai risultati degli studi sulla fertilità. Il valore al quale non si sono osservati effetti avversi (No Observed Adverse Effect Level – NOAEL) relativi alla fertilità negli animali di sesso femminile era pari a 10 mg/kg/giorno (= 20 volte l’esposizione massima nei soggetti umani dopo applicazione dermica). Negli studi di embriotossicità condotti nei conigli in seguito a somministrazione orale era stata osservata a somministrazioni pari a 20 mg/kg/giorno (= 7 volte l’esposizione massima nei soggetti umani dopo applicazione dermica) una percentuale più elevata di riassorbimento associata a tossicità materna. Il numero medio di feti viventi non era interessato.
In uno studio di tossicità orale della durata di 39 settimane condotto su scimmie si sono osservati a tutti i dosaggi aumenti dose-dipendenti nell’incidenza di linfomi. In pochi animali, in seguito all’interruzione della somministrazione, si sono osservati segni di recupero e/o almeno parziale reversibilità degli effetti. L’impossibilità di definire il NOAEL impedisce una valutazione del margine di sicurezza esistente tra una concentrazione non cancerogena per la scimmia e l’esposizione ai pazienti. L’esposizione sistemica a valori di LOAEL pari a 15 mg/kg/die era di 31 volte più alta dell’esposizione massima osservata nei soggetti umani (paziente pediatrico). Non è nota la rilevanza degli effetti osservati per la sicurezza nell’uomo.






EUMOVATE
Indicazioni terapeutiche
EUMOVATE è indicato come trattamento corticosteroideo nelle seguenti affezioni:
eczema atopico, eczema seborroico, dermatiti da pannolino;
dermatosi localizzate nelle zone cutanee più delicate (viso, collo, pliche cutanee);
forme lievi di eczema, ustioni di I grado ed eritemi solari.
EUMOVATE è inoltre particolarmente indicato:
nelle terapie di mantenimento; per il trattamento di superfici cutanee di dimensioni notevoli che peraltro, se si adotta la tecnica del bendaggio occlusivo, conviene trattare poco alla volta in considerazione di un possibile maggiore assorbimento del corticosteroide ed onde evitare possibili variazioni della omeostasi termica, che imporrebbero l'interruzione del trattamento.



Gravidanza e allattamento
La somministrazione topica di corticosteroidi ad animali gravidi può causare anormalità nello sviluppo fetale.
La rilevanza di questo dato sperimentale non è stata constatata nell'uomo: nelle gestanti gli steroidi topici dovrebbero essere usati soltanto nei casi di effettiva necessità e sotto il diretto controllo del medico e comunque non su aree cutanee estese, in grande quantità o per periodi prolungati.



FARESTON
Indicazioni terapeutiche
Trattamento ormonale di prima linea del carcinoma mammario metastatico ormone-dipendente, in pazienti in post-menopausa.
Fareston non è raccomandato in pazienti affette da tumori con recettore per l’estrogeno negativo.



Posologia e modo di somministrazione
Non ci sono indicazioni relative all’uso di Fareston nei bambini.



Gravidanza e allattamento
L’uso del toremifene è raccomandato nelle pazienti in post-menopausa.
Non vi sono dati adeguati provenienti dall’uso del toremifene in donne in gravidanza. Gli studi condotti su animali hanno evidenziato una tossicità riproduttiva. Il rischio potenziale per gli esseri umani non è noto. Fareston non deve essere usato durante la gravidanza.
Nei ratti, nel corso dell’allattamento è stata osservata una diminuzione dell’incremento del peso corporeo della prole. Fareston non deve essere usato durante l’allattamento.



Proprietà farmacodinamiche
Categoria farmacoterapeutica: Anti-estrogeni, codice ATC: L02BA02.
Il toremifene è un derivato non steroideo del trifeniletilene. Come avviene per altri farmaci appartenenti a questa classe, es. tamoxifen e clomifene, il toremifene si lega ai recettori per gli estrogeni e può così svolgere un’attività estrogenica, antiestrogenica o entrambe, a seconda della durata del trattamento, della specie animale, del sesso, dell’organo bersaglio e della variabile selezionata. In genere, tuttavia, i derivati non steroidei del trifeniletilene svolgono un’attività prevalentemente antiestrogenica nei ratti e nell’uomo ed estrogenica nei topi.



Dati preclinici di sicurezza
La tossicità acuta del toremifene è bassa con una DL-50 superiore a 2000 mg/kg nei ratti e nei topi. In studi di tossicità ripetuta, la causa di decesso nei ratti è rappresentata da dilatazione gastrica. In studi di tossicità acuta e cronica la maggior parte dei risultati sono correlabili agli effetti ormonali del toremifene. Gli altri risultati non sono significativi dal punto di vista tossicologico. Il toremifene non ha mostrato alcuna attività genotossica e non si è rivelato cancerogeno nel ratto. Nei topi gli estrogeni provocano tumori dell’ovaio e del testicolo nonché iperostosi e osteosarcoma. Il toremifene ha un effetto specie-specifico estrogeno-simile nei topi ed è causa di tumori di questo tipo. Si ritiene che questi risultati abbiano scarsa importanza ai fini della sicurezza del farmaco nell’uomo, dove il toremifene agisce prevalentemente come antiestrogeno.



FARLUTAL



Indicazioni terapeutiche
Amenorrea secondaria.
Menometrorragie funzionali.



Dati preclinici di sicurezza
I dati tossicologici relativi agli studi condotti su animali da esperimento utilizzando il medrossiprogesterone acetato sono i seguenti: DL50, somministrazione orale - Topo : superiore a 10.000 mg/kg DL50, somministrazione intraperitoneale - Topo : 6.985 mg/kg A seguito di somministrazione orale a ratti e topi (334 mg/kg/die) ed a cani (167 mg/kg/die) trattati per 30 giorni, non fu evidenziato alcun effetto tossico. Studi di tossicita' cronica condotti su ratti e cani alle dosi di 3, 10 e 30 mg/kg/die trattati per 6 mesi non hanno evidenziato alcun effetto tossico ai livelli saggiati. Alle dosi piu' elevate e' stata osservata solamente la comparsa degli effetti ormonali attesi. Gli studi di teratogenesi condotti su femmine di cani Beagle gravide, trattate alle dosi di 1, 10 e 50 mg/kg/die per somministrazione orale hanno evidenziato ipertrofia clitoridea nei cuccioli femmine nati da animali trattati alla dose piu' elevata. Nessuna anormalita' fu evidenziata nei cuccioli maschi. L'indagine successiva effettuata per verificare le capacita' riproduttive delle femmine partorite da animali trattati con medrossiprogesterone acetato, non ha evidenziato alcuna diminuzione della fertilita'. Studi di tossicita' a lungo termine condotti sulla scimmia, sul cane e sul ratto, con somministrazione parenterale di medrossiprogesterone acetato, hanno evidenziato i seguenti effetti: Cani Beagle, trattati alle dosi di 3 e 75 mg/kg ogni 90 giorni per 7 anni, svilupparono noduli mammari che furono osservati anche in alcuni animali di controllo. I noduli notati negli animali di controllo erano a carattere intermittente, mentre i noduli apparsi negli animali trattati col farmaco erano di dimensioni maggiori, piu' numerosi, a carattere persistente e due degli animali trattati alla dose piu' alta svilupparono tumori mammari maligni. Due scimmie, trattate alla dose di 150 mg/kg ogni 90 giorni per 10 anni, svilupparono carcinoma indifferenziato dell'utero, che non si manifesto' invece nelle scimmie del gruppo di controllo ed in quelle trattate alle dosi di 3 e 30 mg/kg ogni 90 giorni per 10 anni. Noduli mammari di carattere intermittente furono evidenziati negli animali del gruppo di controllo ed in quelli trattati alle dosi di 3 e 30 mg/kg, ma non nel gruppo che aveva ricevuto la dose di 150 mg/kg. In sede di autopsia (dopo 10 anni) i noduli furono riscontrati solamente in 3 delle scimmie del gruppo trattato alla dose di 30 mg/kg. Dall'esame istopatologico risulto' che tali noduli erano di natura iperplastica. Nel ratto trattato per 2 anni, non fu evidenziata alcuna alterazione a livello dell'utero e delle mammelle. Studi di mutagenesi condotti impiegando il test Salmonella Microsomi (Ames test) ed il Micronucleus test, hanno dimostrato che il medrossiprogesterone acetato non possiede alcuna attivita' mutagenetica. Altri studi non hanno evidenziato alcuna modificazione della fertilita' nella prima e nella seconda generazione degli animali osservati. Non e' ancora stato accertato se le osservazioni sopra riportate possono essere riferite anche nell'uomo.
FERRIPROX
Indicazioni terapeutiche
Ferriprox è indicato nel trattamento dell’accumulo di ferro nei pazienti affetti da talassemia maggiore quando la terapia con deferossamina è controindicata o non adeguata.



Posologia e modo di somministrazione
Popolazione pediatrica
I dati a disposizione sull’uso del deferiprone nei bambini tra 6 e 10 anni d’età sono limitati e non sono disponibili dati sull’uso del deferiprone nei bambini di età inferiore ai 6 anni.



Gravidanza e allattamento
Gravidanza
Non sono disponibili informazioni adeguate sull’uso del deferiprone nelle donne in gravidanza. Gli studi condotti su animali hanno evidenziato effetti di tossicità riproduttiva. Il rischio potenziale nell’uomo non è noto.
Alle donne in età fertile deve essere consigliato di evitare una gravidanza, a causa delle proprietà clastogeniche e teratogene del medicinale. Queste donne devono essere informate della necessità di fare uso di misure contraccettive e di sospendere immediatamente il deferiprone in caso di gravidanza o di una gravidanza programmata (vedere paragrafo 4.3).
Allattamento
Non è noto se il deferiprone venga escreto nel latte umano. Non sono stati condotti studi riproduttivi prenatali e postnatali su animali. Le madri che allattano non devono assumere il deferiprone. Se il trattamento è inevitabile, l’allattamento deve essere sospeso (vedere paragrafo 4.3).
Fertilità
Non sono stati riportati studi animali per valutare gli effetti potenziali del deferiprone sulla fertilità.



Dati preclinici di sicurezza
Sono stati condotti studi non clinici su specie animali, tra cui topi, ratti, conigli, cani e scimmie.
I risultati più comuni negli animali senza sovraccarico di ferro a dosi di 100 mg/kg/die e superiori sono stati effetti ematologici quali ipocellularità del midollo osseo e conte ridotte di globuli bianchi, globuli rossi e/o piastrine nel sangue periferico.
A dosi di 100 mg/kg/die o superiori, si sono osservati casi di atrofia del timo, dei tessuti linfatici e dei testicoli, ed ipertrofia delle ghiandole surrenali in animali senza sovraccarico di ferro.
Non sono stati eseguiti studi animali sulla cancerogenicità con deferiprone. Il potenziale genotossico di deferiprone è stato studiato con una serie di prove in vitro ed in vivo. Il deferiprone non ha mostrato proprietà mutageniche dirette, ma ha mostrato caratteristiche clastogeniche in test in vitro ed in vivo effettuati su animali.
In studi sulla riproduzione effettuati su ratti e conigli senza sovraccarico di ferro, deferiprone si è dimostrato teratogeno ed embriotossico a dosi di solo 25 mg/kg/die. Non sono stati eseguiti studi animali di tossicità riproduttiva prenatale e postnatale.



Foy
Indicazioni terapeutiche
Pancreatite acuta.



Speciali avvertenze e precauzioni per l'uso



Il prodotto può esplicare azione anticoagulante.
In alcuni studi condotti nel cane a dosi elevate si è osservata una riduzione del tempo di tromboplastina parziale.
Tale evento non è stato finora osservato durante la terapia con Foy nell'uomo.
Durante la somministrazione del prodotto è consigliabile regolare la velocità di infusione in modo da non superare i 2,5 mg/kg per ora. In caso di terapia concomitante con altri farmaci per via parenterale è necessario somministrare separatamente il gabesato mesilato.



Gravidanza e allattamento



Gravidanza:
In corso di gravidanza accertata o presunta è consigliabile mantenere il dosaggio di Foy ai minimi livelli efficaci (è stata osservata nel topo una perdita di peso dei feti con dosi di 100 mg/kg/die) e solo per indicazioni che implichino pericolo di vita per la gestante.
Allattamento:
Non sono disponibili dati sull'eventuale escrezione nel latte materno.



Dati preclinici di sicurezza
Gli studi di tossicità acuta hanno evidenziato valori di DL50 (mg/kg) variabili da 8000 a 260 mg/kg e da 7770 a 81 mg/kg nel topo e nel ratto rispettivamente se somministrato per via orale o endovenosa.
Il GM risulta soddisfacentemente tollerato per somministrazioni ripetute nelle diverse specie animali. Nel ratto, la dose di 40 mg/5ml/kg ha evidenziato mortalità nella proporzione 4/10/sesso, rigidità delle estremità, inibizione del respiro, riduzione dell'emoglobina, dell'ematocrito e del tempo di protrombina. Nel coniglio, il trattamento per 6 mesi, alle dosi di 10, 20, 40, 80 e 160 mg/kg/die somministrate per via e.v., non ha determinato alcun effetto, eccetto una lieve irritazione locale nelle sedi di inoculazione. Nel cane, il trattamento con 40 mg/kg/die per 14 giorni ha comportato una significativa riduzione del tempo di tromboplastina parziale, aumento del peso del fegato con lieve degenerazione idropica. La dose di 640 mg/kg/die ha determinato inoltre diminuzione dell'ematocrito e delle piastrine e l'aumento della fosfatasi alcalina e dell'alanina aminotransferasi.
I dati di tossicità fetale hanno dimostrato che le dosi che non determinano effetti tossici nelle madri e nel prodotto del concepimento risultano di 50 mg/kg, 20 mg/kg e 10 mg/kg rispettivamente nel topo, ratto e coniglio. Il prodotto non causa effetti sulla fertilità e capacità riproduttiva alle massime dosi comprese tra 12 e 36 mg/kg.
Inoltre il composto non produce effetti mutageni, come risulta dagli studi condotti su diversi sistemi genetici.



FORANE



Indicazioni terapeutiche
Forane è indicato per l’induzione e il mantenimento dell’anestesia generale.
Non si dispone di dati validi che permettano di stabilire la sua applicazione in anestesia ostetrica o nei bambini di età inferiore a 2 anni.



Gravidanza e allattamento
Poiché non esiste esperienza valida sulla donna gravida, non è stata dimostrata la sua sicurezza in gravidanza. Non è noto se il prodotto viene escreto con il latte materno. Pertanto, è necessario utilizzare la massima cautela nell’utilizzo di Forane durante la gravidanza e l’allattamento. Non si dispone di dati validi che permettano di stabilire la sua applicazione in anestesia ostetrica o nei bambini di età inferiore a 2 anni.



Dati preclinici di sicurezza
Studi condotti su topi, su ratti e su porcellini d’India comportanti una esposizione cronica a deboli concentrazioni di anestetici, fanno supporre che Isoflurano è meno tossico di altri agenti alogenati. Basandosi su studi complementari su due specie animali, si è dimostrato che i tassi di fluoruri osservati non sono che leggermente superiori a quelli osservati negli animali non esposti. Segni di disturbi della funzione renale non sono stati segnalati dopo somministrazione di Isoflurano.
Si riportano alcuni dati farmacologici:
La DL50 (per via intraperitoneale) nel topo è 6,74 g/kg nelle 24 ore e 5,67 g/kg nelle 72 ore.
Studi eseguiti su ratti e conigli hanno dimostrato che il Isoflurano non provoca effetti nella fertilità e la riproduzione. Si ignora se il risultato di questi studi sia applicabile all’uomo.



ISOPTIN – Compresse



Indicazioni terapeutiche
ISOPTIN 40 mg Compresse rivestite e ISOPTIN 80 mg Compresse rivestite con film
Insufficienza coronarica acuta e cronica. Trattamento dei postumi dell’infarto miocardico. Aritmie ipercinetiche sopraventricolari come tachicardia parossistica sopraventricolare, fibrillazione e flutter atriali a risposta ventricolare rapida, extrasistolie. Ipertensione arteriosa.
ISOPTIN 120 mg e 180 mg Compresse a rilascio prolungato
Insufficienza coronarica cronica. Trattamento dei postumi dell’infarto miocardico. Aritmie ipercinetiche sopraventricolari come tachicardia parossistica sopraventricolare, fibrillazione e flutter atriali a risposta ventricolare rapida, extrasistolie. Ipertensione arteriosa.
Prevenzione del reinfarto in pazienti che non tollerano i beta-bloccanti e che non hanno segni di scompenso cardiaco.
ISOPTIN 240 mg compresse a rilascio prolungato
Trattamento dell’ipertensione arteriosa di grado lieve o moderato



Gravidanza e allattamento
Non sono state effettuate sperimentazioni adeguate e ben controllate in donne gravide. Poichè gli studi sulla riproduzione nell’animale non sono sempre in grado di far prevedere la risposta nell’uomo, il farmaco deve essere usato durante la gravidanza solo se è strettamente necessario.
Verapamil attraversa la barriera placentare ed è stato ritrovato nel cordone ombelicale.



Allattamento
Il verapamil cloridrato viene secreto nel latte materno. Dati limitati relativamente alla somministrazione orale hanno dimostrato che la dose di verapamil che attraverso il latte viene ingerita dal lattante è bassa (0.1-1% della dose orale assunta dalla madre). Non sono invece attualmente disponibili dati clinici relativi alla somministrazione di verapamil per via endovenosa o per infusione durante l’allattamento. A causa della gravità dei potenziali effetti indesiderati nel lattante, verapamil deve essere somministrato alla donna durante l’allattamento solo nel caso in cui lo si ritenga  indispensabile al benessere della madre.



Dati preclinici di sicurezza
Tossicità acuta: le prove tossicologiche hanno evidenziato che nei più comuni animali di laboratorio (ratto, Mus musculus) il verapamil è ben tollerato. (DL50 ratto i.p. 52,47 mg/kg;
Mus musculus p.o. 229,60 mg/kg, senza sostanziali differenze tra i due sessi).
Tossicità per somministrazione ripetuta: il verapamil somministrato quotidianamente per via orale, nel ratto e nel cane, per 180 giorni consecutivi, non ha determinato alcun caso di morte, né segni di tossicità locale o sistemica. Il verapamil non determina effetti nocivi sugli animali gravidi, nè influenza negativamente la gestazione, lo sviluppo embrio-fetale e il ciclo riproduttivo.



ISOTREX gel
Indicazioni terapeutiche
Trattamento topico delle forme da lieve a moderata di acne volgare infiammatoria e non infiammatoria.



Speciali avvertenze e precauzioni per l'uso
Le donne in età fertile devono essere informate del potenziale rischio e adottare adeguate misure per il controllo della fertilità.
Non ingerire. Non fare uso eccessivo del prodotto: in tal modo si determinerebbe una reazione irritativa cutanea eccessiva senza migliorare la risposta terapeutica al trattamento.
L’uso, specie se prolungato, di prodotti per uso topico può dare origine a fenomeni di sensibilizzazione.
Evitare il contatto con bocca, occhi, mucose e con cute abrasa o eczematosa; il prodotto non dovrebbe essere applicato ai solchi naso-genieni.
Usare cautela nell’impiego su zone cutanee sensibili quali ad esempio il collo.
L’esposizione alla luce solare delle aree trattate con Isotrex gel dovrebbe essere evitata o ridotta al minimo.
In topi albini trattati con isotretinoina ed esposti a radiazioni ultraviolette (lampade artificiali) si è avuta una comparsa precoce  di tumori cutanei indotti da radiazioni solari. Topi trattati con isotretinoina ma non esposti a luce ultravioletta non hanno sviluppato tumori.
Benché non si conosca  quale significato possano avere tali dati  se riferiti all’uomo, si consiglia precauzione nell’esposizione alla luce solare delle aree trattate.
Quando non sia possibile evitare l’esposizione a radiazioni solari intense usare un protettore solare e tenere coperte le zone cutanee interessate.
Pazienti con eritema solare non dovrebbero usare Isotrex gel per la possibilità di aumentare la sensibilità alle radiazioni solari.
L’uso di lampade a luce ultravioletta dovrebbe essere evitato in corso di trattamento con Isotrex gel.



Gravidanza e allattamento
Uso in gravidanza:
I retinoidi se assunti per bocca durante la gravidanza, possono determinare gravi alterazioni fetali. Non è sufficientemente noto se anche l’applicazione locale possa essere dannosa per lo sviluppo del feto. Nell’uomo, nonostante alcuni studi rassicuranti, sono stati segnalati rari casi di malformazioni a seguito di applicazione topica di retinoidi durante la gravidanza. Nei modelli animali di laboratorio, con dosaggi molto elevati , sono stati osservati difetti dell’ossificazione . Il significato di queste osservazioni è dubbio, non è dimostrata una relazione di causa effetto ma neppure una ragionevole sicurezza.
Suggeriscono, quindi, e comunque, comportamenti di prudenza e cautela.
Pertanto il prodotto non deve essere utilizzato durante la gravidanza accertata o presunta e le donne in età fertile devono essere informate del potenziale rischio al fine di adottare idonee misure di controllo della fertilità e di interrompere il prodotto per almeno un ciclo mestruale prima di programmare una gravidanza.
Uso durante l’allattamento:
L’assorbimento percutaneo di isotretinoina dall’Isotrex gel è trascurabile.
Tuttavia, poiché non è noto se l’isotretinoina venga escreta nel latte materno, Isotrex gel non dovrebbe essere usato durante l’allattamento.



LEVOFLOXACINA ANGENERICO
Levofloxacina Angenerico è indicata per il trattamento delle seguenti infezioni […]



Gravidanza e allattamento
Gravidanza
Alcuni studi di riproduzione condotti su animali non hanno evidenziato alcun problema specifico. Tuttavia, in assenza di dati umani e a causa del rischio emerso in fase sperimentale di danni provocati dai fluorochinoloni alle cartilagini atte a sostenere il peso degli organismi in crescita, levofloxacina non deve essere utilizzata dalle donne in gravidanza.
Allattamento
In assenza di dati nell’uomo e a causa del rischio emerso in fase sperimentale di danni provocati dai fluorochinoloni alle cartilagini atte a sostenere il peso degli organismi in crescita, levofloxacina non deve essere usato dalle donne che allattano al seno.



Dati preclinici di sicurezza
Tossicità acuta
La dose letale media (DL50) ottenuta nel topo e nel ratto dopo somministrazione endovenosa di levofloxacina è risultata compresa tra 1500 e 2000 mg/kg.
La somministrazione di 500 mg/kg per via orale nella scimmia, ha prodotto scarsi effetti, a parte il vomito.
Tossicità a dosaggi ripetuti
Sono stati condotti studi della durata di 1 e 6 mesi per somministrazione orale (gavage) nel ratto e nella scimmia. Le dosi erano pari a 50, 200, 800 mg/kg/die e 20, 80, 320 mg/kg/die per la durata di 1 mese e di 6 mesi nel ratto e a 10, 30, 100 mg/kg/die e 10, 25, 62,5 mg/kg/die per la durata di 1 mese e di 6 mesi nella scimmia.
I segni di reazioni al trattamento sono stati minori nel ratto, con effetti leggeri principalmente alle dosi di 200 mg/kg/die e oltre relativi alla riduzione di consumo di cibo e a modeste alterazioni dei parametri ematologici e biochimici. In questi studi il NOEL (No Observed Adverse Effect Level) è stato calcolato pari a 200 mg/kg/die e 20 mg/kg/die rispettivamente dopo 1 mese e 6 mesi.
La tossicità dopo somministrazione orale di 100 mg/kg/die nella scimmia è risultata minima con, in alcuni animali e a tale dose, riduzione del peso corporeo accompagnata da salivazione, diarrea e diminuzione del pH urinario. Nessun segno di tossicità è stato evidenziato nel corso dello studio di 6 mesi. Il NOEL è stato calcolato pari a 30 mg/kg/die e 62,5 mg/kg/die rispettivamente dopo 1 mese e 6 mesi di terapia.
Negli studi a 6 mesi nel ratto e nella scimmia il NOEL è stato calcolato pari rispettivamente a 20 e 62,5 mg/kg/die.
Tossicità riproduttiva
Nel ratto levofloxacina non ha manifestato alcuna compromissione della fertilità o delle prestazioni riproduttive a dosi orali fino a 360 mg/kg/die o a dosi endovenose fino a 100 mg/kg/die.
Nel ratto levofloxacina non è stata teratogena a dosi orali fino a 810 mg/kg/die o a dosi endovenose fino a 160 mg/kg/die. Non sono stati osservati effetti teratogeni nel coniglio trattato per via orale con dosi fino a 50 mg/kg/die o per via endovenosa a dosi fino a 25 mg/kg/die.
Levofloxacina non ha avuto alcun effetto sulla fertilità e il suo unico effetto sui feti è stato un ritardo della maturazione dovuto alla tossicità materna.
Genotossicità
Levofloxacina non ha indotto mutazioni genetiche nelle cellule batteriche o di mammiferi, ma in vitro ha indotto aberrazioni cromosomiche nelle cellule polmonari del criceto cinese a dosi pari o superiori a 100 mcg/ml, in assenza di attivazione metabolica. I test in vivo (micronucleo, scambio dei cromatidi cellulari, sintesi del DNA non programmato, test letale dominante) non hanno evidenziato alcun potenziale genotossico.
Potenziale fototossico
Alcuni studi sul topo, condotti dopo somministrazione sia orale sia endovenosa, hanno dimostrato che levofloxacina presenta un’attività fototossica solo a dosi molto elevate. Levofloxacina non ha mostrato alcuna potenziale attività genotossica in un test di fotomutagenesi e ha ridotto lo sviluppo dei tumori in un test di fotocarcinogenesi.
Potenziale carcinogenico
Nel corso di uno studio di due anni sul ratto trattato con somministrazione dietetica (0, 10, 30 e 100 mg/kg/die) non è stata osservata alcuna indicazione di un potenziale carcinogenico.
Tossicità per la cartilagine
Come altri fluorochinolonici, levofloxacina ha mostrato alcuni effetti sulla cartilagine del ratto e del cane (formazione di vesciche e cavità), soprattutto nell’animale giovane.



MIFLONIDE
Indicazioni terapeutiche
Asma bronchiale che richieda uno specifico trattamento con corticosteroidi.



Gravidanza e allattamento
Gravidanza
I dati su circa 2000 gravidanze in pazienti esposte indicano che non vi è un aumento del rischio di teratogenicità associato all’uso di budesonide per via inalatoria. Negli studi su animali i glucocorticoidi hanno indotto malformazioni . Ciò non sembra rilevante per l’uomo alle dosi raccomandate per via inalatoria.
Gli studi su animali, a esposizioni inferiori al range delle dosi teratogene, hanno anche evidenziato che un eccesso di glucocorticoidi in età prenatale è coinvolto nell’aumentato rischio di ritardo di crescita intrauterina, di disturbi cardiovascolari nell’adulto e di modifiche permanenti della densità dei recettori glucocorticoidi, del turnover dei neurotrasmettitori e del comportamento.
La somministrazione del farmaco durante la gravidanza deve essere evitata a meno che i benefici attesi non siano superiori ai potenziali rischi. Qualora durante la gravidanza il trattamento con corticosteroidi fosse inevitabile, sono da preferire i corticosteroidi per via inalatoria in quanto a dosi antiasmatiche equipotenti manifestano un effetto sistemico inferiore a quello esercitato dai corticosteroidi orali. Deve essere utilizzata la dose efficace più bassa di budesonide necessaria per il mantenimento di un controllo adeguato dell’asma.



Allattamento
Non esistono informazioni riguardo al passaggio della budesonide nel latte materno. La somministrazione di budesonide a donne che stanno allattando deve essere presa in considerazione solo se i benefici attesi per la madre sono maggiori di ogni possibile rischio per il bambino.



Muscoril 4Mg



Indicazioni terapeutiche.
Esiti spastici di emiparesi, malattia di Parkinson e parkinsonismo da medicamenti, con particolare riguardo alla sindrome neurodislettica. Lombo-sciatalgie acute e croniche, nevralgie cervico-brachiali, torcicolli ostinati, sindromi dolorose post-traumatiche e post-operatorie.



Gravidanza e allattamento.
Studi condotti nell'animale hanno evidenziato una tossicità riproduttiva . Nell'uomo non esistono dati relativi all'uso di tiocolchicoside durante la gravidanza. Pertanto non sono noti i rischi potenziali a livello di embrione e feto. In relazione a ciò tiocolchicoside è controindicato in gravidanza. Poiché il farmaco passa nel latte materno, l'impiego durante l'allattamento è controindicato.



Dati preclinici di sicurezza.
Il profilo di sicurezza di tiocolchicoside è stato valutato in vitro e in vivo, dopo somministrazione intramuscolare e orale. Dopo somministrazione orale per 6 mesi nel ratto (2 mg/Kg/die) e nella scimmia (2,5 mg/Kg/die) la tollerabilità di tiocolchicoside è risultata buona. Ugualmente buona è stata la tollerabilità nella scimmia dopo somministrazione intramuscolare per 4 settimane di dosi di 0,5 mg/kg/die. A dosi più elevate tiocolchicoside, somministrato per via orale in acuto, in animali roditori e non roditori provoca diarrea e convulsioni. Dopo somministrazioni ripetute per via orale, tiocolchicoside provoca disturbi gastro-enterici (enteriti, emesi) ed emesi dopo somministrazione intramuscolare. Nessun effetto sulla fertilità. Sono stati invece dimostrati effetti teratogeni e tossicità perinatale. Nessun effetto teratogeno è stato evidenziato alle dosi di 3 mg/Kg/die. Alle dosi terapeutiche tiocolchicoside è privo di potenziale mutageno.



Luan pomata
Indicazioni terapeutiche.
- Luan pomata 15 g: Facilita le manovre endouretrali (introduzione di cateteri, dilatazioni, cistoscopie, ecc.) unendo all'azione lubrificante quella anestetica. - Luan chirurgico pomata 100 g: Intubazioni esofagoscopiche e per anestesia curarica, faringoscopie, tracheo-broncoscopie, gastroscopie e rettoscopie, ed in tutte le indicazioni endoscopiche a carattere esplorativo e curativo. Il prodotto, associando all'azione lubrificante quella anestetica, permette di evitare nelle manovre endoscopiche le reazioni spastiche e i riflessi partenti dalle mucose con le quali gli strumenti vengono a contatto.



Gravidanza e allattamento.
Studi sul ratto e sul coniglio non hanno messo in evidenza rischi per il feto.
Non è stata però stabilita la sua sicurezza nell'uomo.
Questo va tenuto presente prima della somministrazione a donne in gravidanza, in particolare nelle prime fasi.



Dati preclinici di sicurezza.
Tossicità acuta: DL50 nel topo: 278 mg/kg s.c.; 27 mg/kg e.v.
DL50 nel ratto: 469 mg/kg s.c.; 167 mg/kg i.p.
Tossicità subcronica: Il trattamento per via epicutanea con Luan pomata al 10% per 6 giorni alla settimana per 4 settimane non ha provocato alcun effetto tossico sistemico nè alterazioni istologiche della cute.
L'uso prolungato può provocare sensibilizzazione.



Nimedex
Indicazioni terapeutiche.
Stati flogistici dolorosi e non dolorosi, anche accompagnati da piressia, in particolare a carico dell´apparato osteoarticolare.



Gravidanza e allattamento.
Sebbene la ricerca sperimentale non abbia evidenziato per la nimesulide tossicità embrio-fetale, se ne sconsiglia l'impiego in gravidanza. Al momento non è noto se la nimesulide venga escreta con il latte materno, pertanto non è consigliata la somministrazione nel periodo di allattamento.Sono stati segnalati rari casi di insufficienza renale acuta e cronica in neonati le cui madri avevano assunto la nimesulide in gravidanza.



Dati preclinici di sicurezza.
La tossicità per somministrazione unica per via orale nel ratto (DL50 192 mg/Kg) e la tollerabilità per dose singola orale nel cane è risultata sovrapponibile a quella della nimesulide sia sotto il profilo tossicologico sia per la sintomatologia riscontrata.
La b-ciclodestrina non ha alcun effetto sulla tossicità della nimesulide.
Nimesulide non possiede attività mutagena nè teratogena nè ha evidenziato alcun effetto cancerogeno; valutata in modelli specifici di immunotossicologia non ha determinato reazioni di tipo immunoallergico.



NIMESULIDE (1)


Indicazioni terapeutiche
Trattamento del dolore acuto.
Dismenorrea primaria.
Nimesulide va prescritto esclusivamente come trattamento di seconda linea.
La decisione di prescrivere nimesulide deve essere basata su una valutazione dei rischi complessivi del singolo paziente.


Speciali avvertenze e precauzioni per l'uso
Effetti epatici
In rari casi è stata riportata un’associazione tra nimesulide e reazioni epatiche gravi, inclusi alcuni casi fatali molto rari. I pazienti che accusano sintomi compatibili con lesioni epatiche durante il trattamento con NIMESULIDE DOC Generici 100 mg compresse (o 100 mg granulato per sospensione orale) (per esempio, anoressia, nausea, vomito, dolori addominali, affaticamento, urine scure) o i pazienti che presentano nel corso del trattamento test anormali di funzionalità epatica devono sospendere il trattamento. Questi pazienti non devono più utilizzare nimesulide. Lesioni epatiche, reversibili nella maggior parte dei casi, sono state riportate dopo esposizione breve al farmaco.
Nel caso in cui, nei pazienti che assumono nimesulide, compaiano febbre e/o sintomi simil-influenzali, il trattamento deve essere interrotto.
Effetti gastrointestinali
Emorragia gastrointestinale, ulcerazione e perforazione: durante il trattamento con tutti i FANS, in qualsiasi momento, con o senza sintomi di preavviso o precedente storia di eventi gastrointestinali, sono state riportate emoragia gastrointestinale, ulecerazione e perforazione che possono essere fatali.


Gravidanza e allattamento
L’uso di NIMESULIDE DOC Generici 100 mg compresse (o 100 mg granulato per sospensione orale) è controindicato nel terzo trimestre di gravidanza.
Come per gli altri FANS, l’uso di NIMESULIDE DOC Generici 100 mg compresse (o 100 mg granulato per sospensione orale) non è consigliato nelle donne che tentano di avere una gravidanza.
L’inibizione della sintesi di prostaglandine può avere un impatto negativo sulla gravidanza e/o lo sviluppo embrio/fetale. Risultati di studi epidemiologici suggeriscono un più alto rischio di aborto e di malformazione cardiaca e di gastroschisi dopo l’uso, nelle prime fasi della gravidanza, di un inibitore della sintesi delle prostaglandine. Il rischio assoluto di malformazioni cardiache aumentava da meno dell’1% fino a circa l’1.5%. È stato ritenuto che il rischio aumenta con la dose e la durata della terapia.
Negli animali, la somministrazione di inibitori della sintesi di prostaglandine ha mostrato di provocare un aumento della perdita di pre e post impianto e di mortalità embrione-fetale. Inoltre, un aumentata incidenza di varie malformazioni, incluse quella cardiovascolare, è stato riportato in animali a cui durante il periodo do organogenesi erano stati somministrati inibitori di sintesi delle prostaglandine,.
Studi su conigli hanno dimostrato una tossicità riproduttiva atipica e non sono disponibili dati esaurienti sull’uso di NIMESULIDE DOC Generici 100 mg compresse (o 100 mg granulato per sospensione orale) nelle donne in gravidanza. Di conseguenza il rischio potenziale per l’essere umano è sconosciuto e è sconsigliata la prescrizione del farmaco durante i primi due trimestri di gravidanza, se non in casi strettamente necessari.
Se NIMESULIDE DOC Generici 100mg compresse (o 100 mg granulato per sospensione orale) è usato da una donna che cerca una gravidanza, o durante il primo o secondo trimestre di gravidanza, la dose e la durata del trattamento devono essere mantenute le più basse possibili.
Durante il terzo trimestre di gravidanza, tutti gli inibitori della sintesi di prostaglandine possono esporre il feto a tossicità cardiopolmonare (con chiusura prematura del dotto arterioso e ipertensione polmonare);
disfunzione renale, che può progredire in insufficienza renale con oligo-idroamnios;
la madre e il neonato, alla fine della gravidanza a possibile prolungamento del tempo di sanguinamento, ad effetto antiaggregante che può occorrere anche a dosi molto basse;
inibizione delle contrazioni uterine risultanti in ritardo o prolungamento del travaglio.
Conseguentemente NIMESULIDE DOC Generici 100 mg compresse (o 100 mg granulato per sospensione orale) è controindicato durante il terzo trimestre di gravidanza.
Non è noto se NIMESULIDE DOC Generici 100mg compresse (o 100 mg granulato per sospensione orale) viene escreto nel latte umano. NIMESULIDE DOC Generici è controindicato nelle donne che allattano.


Dati preclinici di sicurezza
I dati preclinici non evidenziano particolari rischi per l’uomo sulla base degli studi convenzionali di farmacologia sulla sicurezza, tossicità di dosi ripetute, genotossicità e potenziale oncogeno.
Negli studi di tossicità con dosi ripetute, nimesulide ha mostrato tossicità gastrointestinale, renale ed epatica.
Negli studi di tossicità riproduttiva sono stati osservati segni di potenziale teratogeno o embriotossico (malformazioni scheletriche, dilatazione dei ventricoli cerebrali) nei conigli, ma non nei ratti, trattati fino a livelli di dose non tossici per le madri. Nei ratti, sono stati osservati un aumento della mortalità nella prole nel primo periodo postnatale ed effetti indesiderati sulla fertilità.



Note
(1) Il 15 maggio 2007, l’Agenzia del Farmaco Irlandese ha deciso di sospendere immediatamente la commercializzazione dei farmaci contenenti la Nimesulide. Tale decisione è stata presa a seguito della segnalazione da parte della National Liver Transplant Unit dell’ospedale St. Vincent di 6 casi di insufficienza epatica grave che hanno richiesto il trapianto di fegato e di una revisione complessiva delle segnalazioni pervenute all’Agenzia irlandese. [..]In Italia la Nimesulide è stata autorizzata all’immissione in commercio nel 1985 ed attualmente risultano autorizzate 48 specialità medicinali contenenti Nimesulide ad uso orale, mentre altri 4 prodotti sono autorizzati anche in supposte. I marchi più noti sono Aulin e Mesulid.
La Nimesulide è l'antinfiammatorio maggiormente utilizzato in Italia.  Nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza sono inserite
738 segnalazioni di sospette reazioni avverse ( ADR ) alla Nimesulide insorte tra il 1 gennaio 2001 al 17 maggio 2007; di queste segnalazioni 360 ( 48,8% ) sono costituite da casi gravi, 19 ( 2,6% ) sono state fatali. (cfr: http://www.farmalert.it/farmaci/tachipirina/12841-nimesulide-la-grave-epatotossicita-e-un-evento-raro)

NOLPAZA
Indicazioni terapeutiche
Per il trattamento della malattia da reflusso lieve e dei sintomi associati (es. pirosi, rigurgito acido, dolore nella deglutizione).
Per il trattamento a lungo termine e la prevenzione delle recidive dell’esofagite da reflusso.
Prevenzione delle ulcere gastroduodenali indotte da farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS) in pazienti a rischio con la necessità di un trattamento continuo con FANS .
Speciali avvertenze e precauzioni per l'uso
Non c’è esperienza sull’uso del pantoprazolo in bambini al di sotto 12 anni di età.



Gravidanza e allattamento
L’esperienza clinica in donne in gravidanza è limitata. Negli studi di riproduzione sugli animali, sono stati osservati segni di una lieve fetotossicità con dosi superiori a 5 mg/kg. Non ci sono informazioni sull’escrezione del pantoprazolo nel latte materno umano. Durante la gravidanza e l’allattamento, le compresse di pantoprazolo devono essere usate solo se il beneficio per la madre supera il rischio potenziale per il feto o per il bambino.
Proprietà farmacodinamiche
Sulla base dei risultati degli studi su animali non si può escludere completamente un’influenza del trattamento a lungo termine superiore a un anno con il pantoprazolo sui parametri endocrini della tiroide e degli enzimi epatici.



Dati preclinici di sicurezza
Tossicità acuta
Negli studi di tossicità nei topi, sono stati trovati valori di DL50 di 370 mg/kg di peso corporeo per somministrazione ev e circa 700 mg/kg di peso corporeo per somministrazione orale.
Nei ratti, i valori corrispondenti erano circa 240 mg/kg per somministarzione ev e 900 mg/kg per somministrazione orale
Tossicità cronica
In studi sui cani, è stato osservato edema polmonare specie specifico. Il metabolita specifico dell’animale, che è responsabile dell’edema, non può essere identificato nell’uomo.
Carcinogenicità
In uno studio di carcinogenicità a due anni nei ratti, che corrisponde al trattamento a vita per i ratti- sono state trovate cellule ECL carcinoidi. Il meccanismo che causa la formazione di carcinoidi gastrici da parte dei benzimidazoli sostituiti è stato studiato attentamente e permette di concludere che ciò è una reazione secondaria a livelli fortemente elevati di gastrina nel siero che si presentano nei ratti durante il trattamento cronico con alte dosi. Inoltre, i ratti hanno una quantità maggiore di cellule ECL nella mucosa dello stomaco rispetto agli uomini, così che possono attivarsi a rispondere un maggior numero di cellule con aumento valori di gastrina.
Non sono state osservate cellule ECL tumorali in studi sui topi (24 mesi) o in studi a lungo termine nei cani. Negli studi clinici (40-80 mg per 1 anno), la densità delle cellule ECL diminuiva leggermente.
Negli studi a due anni, è stato osservato un numero aumentato di cambiamenti neoplastici del fegato in ratti e in femmine di topo e ciò è stato interpretato come causato dall’elevato metabolismo del pantoprazolo nel fegato.
Nel gruppo di ratti che ricevevano la dose maggiore è stato osservato un lieve aumento di modificazioni neoplastiche della tiroide. La comparsa di questi tumori è associata alle modificazioni indotte dal pantoprazolo nella degradazione della tiroxina nel fegato dei ratti. nell’uomo non sono state osservate modificazioni negli ormoni tiroidei T3 e T4 e TSH. Questo fenomeno osservato con alte dosi nel ratto non è rilevante nell’uomo.



Tossicità riproduttiva
Gli studi non hanno rivelato prove di fertilità compromessa o di effetti teratogeni. È stato studiato l’attraversamento della placenta nei ratti e ed è stato trovato un aumento nella gestazione avanzata. Come risultato, la concentrazione di pantoprazolo nel feto è lievemente aumentata prima della nascita.
Nella specie umana non c’è esperienza dell’uso del farmaco durante la gravidanza.



Onco-carbide
Indicazioni terapeutiche.
Risposte terapeutiche significative si ottengono con Onco-carbide nella leucemia mieloide cronica e nelle altre sindromi mieloproliferative croniche (trombocitemia essenziale, policitemia vera e mielofibrosi idiopatica).
Onco- Carbide è anche indicato nel trattamento dei soggetti affetti da anemia falciforme omozigote.




Speciali avvertenze e precauzioni per l'uso.
Onco-carbide va usato con prudenza in soggetti precedentemente irradiati o sottoposti a terapia antiblastica e in quelli con grave insufficienza renale.
Nei soggetti già irradiati si può avere un´esacerbazione dell´eritema da irradiazione.
Onco-carbide va somministrato con cautela in pazienti con gravi epatopatie. Prima di iniziare la terapia con Onco-carbide, una eventuale anemia grave deve essere corretta con trasfusioni di sangue intero. Attenta deve essere la sorveglianza ematologica durante il trattamento con controllo dell´emoglobina, dei leucociti e delle piastrine.

Il trattamento va interrotto se i globuli bianchi scendono al di sotto di 2500/mm3 o le piastrine a meno di 100000/ mm3 per essere ripreso solo dopo risalita di questi parametri verso valori normali. I pazienti anziani sono più sensibili a Onco-carbide e necessitano di dosi più basse. Il prodotto, come del resto la maggior parte dei farmaci antitumorali, ha dimostrato proprietà cancerogena negli animali, in particolari condizioni sperimentali. Tenere il medicinale fuori dalla portata dei bambini.



Dati preclinici di sicurezza.
La tossicità per somministrazione singola per via orale è stata esaminata nel ratto e nel topo.
La DL50 è risultata pari a 7330 mg/Kg nel topo e 5780 mg/Kg nel ratto.
Studi di tossicità per somministrazione ripetuta (subacuta e cronica), effettuati nel ratto, nel cane e nella scimmia, hanno evidenziato ipoplasia midollare dose-dipendente di intensità da lieve a moderata; solo con i dosaggi più elevati superiori alla dose clinica, si sono osservati atrofia testicolare con blocco della spermatogenesi, perdita di peso, effetti cardiovascolari ed alterazioni ematologiche. L´Idrossiurea è un farmaco citostatico e, per il suo meccanismo d´azione comune ad altri farmaci antitumorali, è ipotizzabile che possa avere potenziali effetti sulla riproduzione, sulla mutagenesi, sulla teratogenesi e sulla carcinogenesi.




HYDERGINA
Principio attivo: diidroergotossina mesilato
Indicazioni terapeutiche
Decadimento cognitivo di grado lieve da patologie di origine vascolare nell’anziano



Gravidanza
I dati sull’utilizzo di diidroergotossina mesilato in donne gravide sono molto limitati. Tuttavia, sono stati riportati casi isolati di malformazioni fetali ed Hydergina non dovrebbe essere utilizzata durante la gravidanza.
Allattamento
Non è noto se la diidroergotossina mesilato passa nel latte ma ciò potrebbe essere probabile poiché altri alcaloidi dell’ergot lo fanno. La diidroergotossina mesilato ha proprietà dopamino agoniste e la diidroergocriptina (uno dei suoi componenti) si è rivelata inibire la lattazione.



Dati preclinici di sicurezza
Tossicità acuta
I valori di DL50 dopo iniezione singola intravenosa di diidroergotossina mesilato sono stati 180 mg/Kg nel topo; 86 mg/Kg nel ratto e 18,5 mg/Kg nel coniglio.



ORIMETEN



Indicazioni terapeutiche
Carcinoma mammario metastatizzato in donne in menopausa od ovariectomizzate (specie in caso di tumori estrogeno-sensibili). Terapia palliativa nel carcinoma della prostata metastatizzato.



Gravidanza e allattamento
Anche se per le particolari indicazioni terapeutiche il prodotto non trova applicazione nelle donne in condizione di procreare si tenga presente che sono stati segnalati casi di pseudoermafroditismo nei bambini nati da madri che avevano ricevuto aminoglutetimide durante la gravidanza.



Dati preclinici di sicurezza



Tossicità acuta DL50
topo  i.p.(entrambi i sessi) : 163 mg/kg
topo  p.o.(entrambi i sessi) : 404 mg/kg
ratto i.p.(entrambi i sessi) : 357 mg/kg
ratto p.o.(entrambi i sessi) : 428 mg/kg



PRADAXA (1)


Indicazioni terapeutiche
Prevenzione primaria di episodi tromboembolici in pazienti adulti sottoposti a chirurgia sostitutiva elettiva totale dell’anca o del ginocchio.


Principio attivo
Dabigatran etexilato


Posologia e modo di somministrazione


Pazienti anziani
Nei pazienti anziani (> 75 anni) l’esperienza clinica è limitata. Questi pazienti devono essere trattati con cautela. La dose raccomandata è 150 mg assunta 1 volta al giorno come 2 capsule da 75 mg (vedere paragrafi 4.4 e 5.1).


Gravidanza e allattamento


Gravidanza
Non vi sono dati adeguati riguardanti l’uso di Pradaxa in donne in gravidanza.
Gli studi condotti su animali hanno evidenziato una tossicità riproduttiva. Il rischio potenziale per gli esseri umani non è noto.
Le donne in età fertile devono evitare la gravidanza durante il trattamento con debigatran etexilato. Pradaxa non deve essere utilizzato durante la gravidanza se non quando chiaramente necessario.


Allattamento
Non vi sono dati clinici riguardanti gli effetti di dabigatran sui lattanti durante l’allattamento.
L’allattamento deve essere sospeso durante il trattamento con Pradaxa.


Fertilità
Non sono disponibili dati nell’uomo.
Negli studi condotti sugli animali è stato osservato un effetto sulla fertilità femminile in forma di diminuzione degli impianti e aumento di perdite pre-impianto ad una dose di 70 mg/kg (esposizione plasmatica 5 volte superiore rispetto a quella dei pazienti). Non sono stati osservati altri effetti sulla fertilità femminile. Non è stata riscontrata alcuna influenza sulla fertilità maschile. A dosi tossiche per le madri (esposizione plasmatica da 5 a 10 volte superiore rispetto a quella dei pazienti), nei ratti e nei conigli è stato osservato un calo del peso corporeo del feto e della vitalità embriofetale con aumento delle modificazioni fetali. Negli studi pre e post-natali è stato osservato un aumento della mortalità fetale a dosi che erano tossiche per le madri (una dose corrispondente ad un’esposizione plasmatica 4 volte superiore rispetto a quella dei pazienti).


Dati preclinici di sicurezza
I dati degli studi non-clinici non rivelano rischi particolari per l’uomo sulla base di studi convenzionali di sicurezza farmacologica, tossicità per dose ripetuta e genotossicità.
Gli effetti osservati negli studi di tossicità per somministrazione ripetuta erano dovuti all’effetto farmacodinamico amplificato di dabigatran.
È stato osservato un effetto sulla fertilità femminile nella forma di diminuzione degli impianti ed aumento della perdita pre-impianto a dosi di 70 mg/kg (5 volte il livello di esposizione plasmatica nei pazienti). A dosi tossiche per la madre (da 5 a 10 volte il livello di esposizione plasmatica nei pazienti), nei ratti e nei conigli è stato osservato un calo del peso corporeo del feto e della vitalità con un aumento delle variazioni fetali. In uno studio pre- e post-natale, è stato osservato un aumento della mortalità fetale a dosi tossiche per la madre (dose corrispondente a un livello di esposizione plasmatica 4 volte superiore a quello osservato nei pazienti).
Negli studi di tossicità della durata della intera vita nei ratti e nei topi, non c’era evidenza di un potenziale tumorigeno di dabigatran fino a una dose massima di 200 mg/kg.



Note
(1) Dabigatran (Pradaxa) è stato coinvolto in 505 casi di grave emorragia che hanno provocato morte, disabilità, ospedalizzazione o altri gravi esiti nel primo trimestre 2011. (cfr: http://www.farmacologia.net/20398-grave-sanguinamento-con-dabigatran-un-nuovo-anticoagulante.html)


PRITORPLUS
Indicazioni terapeutiche
Trattamento dell’ipertensione essenziale.



Gravidanza e allattamento
Gravidanza:
L’uso degli antagonisti del recettore dell’angiotensina II (AIIRA) non è raccomandato durante il primo trimestre di gravidanza. L’uso degli AIIRA è controindicato durante il secondo ed il terzo trimestre di gravidanza.
Non vi sono dati sufficienti sull’uso di PritorPlus in donne in gravidanza. Gli studi condotti sugli animali hanno evidenziato una tossicità riproduttiva.
L’evidenza epidemiologica sul rischio di teratogenicità a seguito dell’esposizione ad ACE inibitori durante il primo trimestre di gravidanza non ha dato risultati conclusivi; tuttavia non può essere escluso un lieve aumento del rischio. Sebbene non siano disponibili dati epidemiologici controllati sul rischio con antagonisti del recettore dell’angiotensina II (AIIRA), un simile rischio può esistere anche per questa classe di medicinali. Per le pazienti che stanno pianificando una gravidanza si deve ricorrere ad un trattamento antipertensivo alternativo, con comprovato profilo di sicurezza per l’uso in gravidanza, a meno che non sia considerato essenziale il proseguimento della terapia con un AIIRA. Quando viene diagnosticata una gravidanza, il trattamento con AIIRA deve essere immediatamente interrotto e, se appropriato, si deve iniziare una terapia alternativa.
È noto che nella donna l’esposizione ad AIIRA durante il secondo ed il terzo trimestre induce tossicità fetale (ridotta funzionalità renale, oligoidramnios, ritardo nell’ossificazione del cranio) e tossicità neonatale (insufficienza renale, ipotensione, iperkaliemia).
Se dovesse verificarsi un’esposizione ad un AIIRA dal secondo trimestre di gravidanza, si raccomanda un controllo ecografico della funzionalità renale e del cranio.
I neonati le cui madri abbiano assunto AIIRA devono essere attentamente seguiti per quanto riguarda l’ipotensione.
I tiazidici attraversano la placenta e sono presenti nella circolazione del cordone ombelicale. Possono causare alterazioni degli elettroliti del feto ed altre reazioni verificatesi negli adulti. A seguito di trattamento materno con tiazidici, sono stati riportati casi di trombocitopenia neonatale, di ittero fetale o neonatale.
Allattamento:
Poiché non sono disponibili dati riguardanti l’uso di PritorPlus durante l’allattamento, PritorPlus non è raccomandato e sono da preferire trattamenti alternativi con comprovato profilo di sicurezza per l’uso durante l’allattamento, specialmente in caso di allattamento di neonati e prematuri. I tiazidici sono escreti nel latte materno e possono inibire la produzione di latte.



Sovradosaggio
Le informazioni disponibili riguardo al sovradosaggio di telmisartan nell’uomo sono limitate.



Dati preclinici di sicurezza
Non sono stati effettuati ulteriori studi preclinici con l’associazione a dose fissa 80 mg/25 mg. Precedenti studi preclinici di sicurezza condotti con la co-somministrazione di telmisartan ed idroclorotiazide in ratti e cani normotesi, a dosi tali da determinare un’esposizione confrontabile a quella del range di dosi da impiegarsi nella terapia clinica non hanno evidenziato ulteriori dati che non fossero già stati osservati con la somministrazione dei singoli medicinali. Non sono stati riscontrati risultati tossicologici significativi per l’uso terapeutico nell’uomo.
Dati tossicologici noti anche negli studi preclinici condotti con ACE inibitori e antagonisti dell'angiotensina II sono stati: una riduzione dei parametri eritrocitari (eritrociti, emoglobina, ematocrito), alterazioni nell’emodinamica renale (aumento di azotemia e creatininemia), aumento dell’attività della renina plasmatica, ipertrofia/iperplasia delle cellule iuxtaglomerulari renali e lesione della mucosa gastrica. Le lesioni gastriche potrebbero essere prevenute/migliorate somministrando supplementi salini orali e raggruppando più animali per gabbia. Nel cane sono state osservate dilatazione ed atrofia dei tubuli renali. Si ritiene che questi risultati siano dovuti all’attività farmacologica del telmisartan.
Con il telmisartan non vi è stata alcuna evidenza di mutagenesi, né di attività clastogena rilevante negli studi in vitro, né di cancerogenicità nel ratto e nel topo. Gli studi condotti con idroclorotiazide hanno mostrato evidenza equivoca di effetti genotossici o carcinogeni in alcuni modelli sperimentali. Tuttavia l’ampia esperienza nell’uomo sull’utilizzo dell’idroclorotiazide non ha mostrato l’esistenza di una correlazione tra il suo uso e l’aumento di neoplasie.



PROTOPIC


Indicazioni terapeutiche
Trattamento della dermatite atopica, da moderata a grave negli adulti che non rispondono adeguatamente o che sono intolleranti alle terapie convenzionali quali i corticosteroidi topici. Trattamento della dermatite atopica, da moderata a grave nei bambini (dai 2 anni di età in poi) che non hanno risposto alle terapie convenzionali quali i corticosteroidi topici.
Trattamento di mantenimento della dermatite atopica da moderata a severa per la prevenzione delle riacutizzazioni e per il prolungamento degli intervalli liberi da esacerbazioni in pazienti con riacutizzazioni molto frequenti (4 o più volte l’anno) che abbiano manifestato una risposta iniziale a un trattamento di un massimo di 6 settimane con tacrolimus unguento due volte al giorno (lesioni scomparse, quasi scomparse o presenti in forma lieve).




Speciali avvertenze e precauzioni per l'uso
Protopic contiene il principio attivo tacrolimus, un inibitore della calcineurina. Nei pazienti trapiantati la prolungata esposizione sistemica a una intensa immunosoppressione dopo somministrazione sistemica di inibitori della calcineurina è stata associata a un aumentato rischio di sviluppo di linfomi e di neoplasie maligne della cute. In pazienti che utilizzavano tacrolimus unguento, sono stati riportati casi di neoplasie maligne, comprese neoplasie cutanee e altri tipi di linfomi, e carcinomi della cute. I pazienti con dermatite atopica trattati con Protopic non hanno dimostrato avere concentrazioni sistemiche significative di tacrolimus.


Gravidanza e allattamento
Non vi sono dati adeguati riguardanti l’uso del tacrolimus in donne in gravidanza. Gli studi condotti su animali hanno evidenziato una tossicità riproduttiva dopo somministrazione sistemica. Il rischio potenziale per gli esseri umani non è noto.
Protopic unguento non deve essere usato durante la gravidanza, se non in caso di assoluta necessità.
Dati rilevati sull’essere umano indicano che, in seguito a somministrazione sistemica, il tacrolimus viene escreto nel latte materno. Anche se dati clinici hanno evidenziato che l’esposizione sistemica dovuta all’applicazione dell’unguento di tacrolimus è minima, non si consiglia l’allattamento nel periodo del trattamento con Protopic unguento.


Dati preclinici di sicurezza
Tossicità dopo trattamenti ripetuti e tollerabilità locale
L’applicazione topica ripetuta di tacrolimus unguento, oppure del suo veicolo, nei ratti, conigli e porcellini nani è risultata essere associata a lievi variazioni della cute, quali eritema, edema e papule. Nei ratti il trattamento topico di lunga durata con tacrolimus ha portato ad uno stato di tossicità sistemica, che ha comportato alterazioni a carico di reni, pancreas, occhi e sistema nervoso. Le variazioni sono dovute all’elevata esposizione dei roditori, risultante dall’elevato assorbimento transdermico di tacrolimus. L’unica variazione di natura sistemica osservata nei porcellini nani, per elevate concentrazioni di unguento (3%), è stata un aumento del peso corporeo leggermente inferiore nelle femmine.
I conigli si sono dimostrati particolarmente sensibili alla somministrazione di tacrolimus per via endovenosa, in quanto hanno manifestato effetti cardiotossici reversibili.
Mutagenicità
I test in vitro ed in vivo non hanno indicato un potenziale di genotossicità di tacrolimus.
Carcinogenicità
Gli studi sulla carcinogenicità nei topi (18 mesi) e nei ratti (24 mesi) non hanno evidenziato l’esistenza di potenziali carcinogenici di tacrolimus.
Nello studio di carcinogenicità dermica, della durata di 24 mesi, eseguito sui topi con l’applicazione di unguento allo 0,1%, non si sono manifestati tumori della cute. Nel corso dello stesso studio, è stata osservata un’accresciuta incidenza del linfoma, associata a una elevata esposizione sistemica.
Nell’ambito di uno studio sulla fotocarcinogenicità, topi albini glabri sono stati trattati cronicamente con tacrolimus unguento e radiazioni UV. Gli animali trattati con tacrolimus unguento avevano mostrato una riduzione statisticamente significativa nel tempo di sviluppo di tumori cutanei (carcinoma a cellule squamose) e nell’incremento del numero di tumori. Non è chiaro se l’effetto di tacrolimus sia dovuto a un’immunosoppressione sistemica o a un effetto locale. Non è possibile escludere completamente un rischio per gli esseri umani dal momento che il potenziale di immunosoppressione locale nell’uso a lungo termine di tacrolimus unguento è sconosciuto.
Tossicità della riproduzione
Tossicità embrio/fetale è stata osservata nei ratti e nei conigli, ma soltanto a dosi che hanno prodotto una significativa tossicità nelle madri. Ridotta funzionalità spermatica era stata rilevata nei ratti maschi ad alte dosi sottocutanee di tacrolimus.



REMERON
Indicazioni terapeutiche
Episodi di depressione maggiore



Speciali avvertenze e precauzioni per l'uso
Assunzione da parte di bambini e adolescenti di età inferiore ai 18 anni:
Remeron non deve essere utilizzato per il trattamento di bambini e adolescenti al di sotto dei 18 anni di età. Comportamenti suicidari (tentativi di suicidio e ideazione suicidaria) e ostilità (essenzialmente aggressività, comportamento di opposizione e collera) sono stati osservati con maggiore frequenza negli studi clinici effettuati su bambini e adolescenti trattati con antidepressivi rispetto a quelli trattati con placebo. Qualora, in base ad esigenze mediche, debba essere presa la decisione di effettuare il trattamento, il paziente deve essere sorvegliato attentamente per quanto concerne la comparsa di sintomi suicidari. Inoltre, non sono disponibili dati sulla sicurezza a lungo termine per i bambini e gli adolescenti per quanto concerne la crescita, la maturazione e lo sviluppo cognitivo e comportamentale.
Gravidanza e allattamento
Non ci sono dati sufficienti sull’utilizzo di mirtazapina nelle donne in gravidanza.
Gli studi condotti negli animali non hanno dimostrato effetti teratogeni o tossici riproduttivi di rilevanza clinica. Il potenziale rischio nella specie umana è sconosciuto. Remeron non deve essere impiegato durante la gravidanza, a meno che non sia strettamente necessario, e soltanto dopo un’attenta valutazione clinica del rapporto rischio/beneficio.
Non è noto se la mirtazapina è escreta nel latte materno, sebbene gli esperimenti condotti sugli animali dimostrino che la mirtazapina è escreta nel latte solo in bassissima quantità. La decisione di continuare o sospendere l’allattamento al seno o di continuare o sospendere l’uso di Remeron deve essere presa tenendo conto del beneficio dell’allattamento al seno per il bambino e del beneficio dell’uso di Remeron per la donna.



Dati preclinici di sicurezza
Dati preclinici basati su studi convenzionali di sicurezza farmacologica, tossicità a dosi ripetute, carcinogenicità, genotossicità o tossicità riproduttiva non rivelano particolare rischio per l’uomo.
La mirtazapina non ha indotto effetti clinici di rilievo negli studi sulla sicurezza dopo trattamento cronico, condotti nel ratto o nel cane.
Negli studi di tossicità riproduttiva, condotti nel ratto e nel coniglio, non è stato osservato alcun effetto teratogeno. A dosi elevate è stato osservato un aumento dell’aborto dopo l’impianto, diminuzione del peso del neonato e una diminuzione della sopravvivenza dei neonati di ratti nei primi tre giorni di lattazione.
In una serie di test di mutazione genica, di danno cromosomico e del DNA, la mirtazapina non si è rivelata genotossica.
I tumori della tiroide riscontrati in uno studio di carcinogenesi nel ratto e le neoplasie epatocellulari rilevate in uno studio di carcinogenesi nel topo, sono considerate risposte specie-specifiche non genotossiche associate al trattamento a lungo termine con dosi elevate di induttori degli enzimi epatici.



RETROVIR
Indicazioni terapeutiche
Le formulazioni orali di Retrovir sono indicate nella terapia antiretrovirale di associazione per il trattamento di adulti e bambini con infezione da Virus dell’Immunodeficienza Umana (HIV).
La chemioprofilassi con Retrovir è indicata per l’uso in donne HIV-positive in gravidanza (oltre le 14 settimane di gestazione) per la prevenzione della trasmissione materno-fetale dell’HIV e per la profilassi primaria dell’infezione da HIV nei neonati.



Speciali avvertenze e precauzioni per l'uso
Retrovir, non guarisce l’infezione da HIV o l’AIDS. I pazienti trattati con Retrovir o con qualsiasi altra terapia antiretrovirale possono continuare a sviluppare infezioni opportunistiche e altre complicanze associate all’infezione da HIV.



Gravidanza e allattamento
Gravidanza: l’uso di Retrovir nelle donne in gravidanza oltre le 14 settimane di gestazione, con il successivo trattamento dei loro neonati, ha mostrato di ridurre in modo significativo il tasso di trasmissione materno-fetale dell’HIV, in base a colture virali effettuate nei neonati.
I risultati dello studio principale statunitense, controllato verso placebo, indicavano che Retrovir riduceva la trasmissione materno-fetale di circa il 70%. In tale studio, le donne gravide avevano una conta di CD4+ compresa tra 200 e 1818/mm³ (mediana nel gruppo trattato di 560/mm³) ed iniziavano la terapia tra la 14° e la 34° settimana di gestazione e non presentavano indicazioni cliniche per la terapia con Retrovir; i loro neonati ricevevano Retrovir sino a 6 settimane di età.
La decisione di ridurre il rischio di trasmissione materno-fetale dell’HIV deve essere basata sul bilanciamento dei benefici potenziali e del potenziale rischio. Le donne in gravidanza che considerino l’eventualità dell’uso di Retrovir durante la gravidanza, per la prevenzione della trasmissione dell’HIV ai loro neonati, devono essere avvisate che la trasmissione può ancora verificarsi, in taluni casi, nonostante la terapia.
L’efficacia della zidovudina nel ridurre la trasmissione materno-fetale, in donne con pregresso prolungato trattamento con zidovudina od altri farmaci antiretrovirali o in donne infettate da ceppi di HIV con ridotta sensibilità nei confronti della zidovudina, non è nota.
Non è noto se vi siano conseguenze a lungo termine inerenti l’esposizione intra-uterina e neonatale a Retrovir.
Sulla base delle osservazioni di cancerogenesi/mutagenesi condotte sugli animali, non può essere escluso un rischio di cancerogenesi per l’uomo. La rilevanza di tali osservazioni nel caso di neonati infettati o meno ed esposti a Retrovir non è nota. Tuttavia, donne in gravidanza che considerino l’uso di Retrovir nel corso della stessa, devono essere informate di tali osservazioni.
Alla luce dei dati limitati sull’uso generale del Retrovir in gravidanza, il Retrovir deve essere impiegato solo prima della 14° settimana di gestazione quando il beneficio potenziale per la madre e per il feto sia superiore ai rischi. Studi condotti su ratti e conigli in gravidanza e trattati con zidovudina per via orale a dosi fino a 450 e 500 mg/kg/die rispettivamente durante il periodo principale dell’organogenesi, non hanno mostrato segni di teratogenesi. Si è tuttavia osservato un incremento statisticamente significativo del riassorbimento fetale, nei ratti trattati con dosi da 150 a 450 mg/kg/die e nei conigli trattati con 500 mg/kg/die.
In uno studio separato, riportato successivamente, si è osservata la comparsa di marcata tossicità materna ed un incremento delle malformazioni fetali, in ratti trattati con una dose di 3000 mg/kg/die, che è molto vicina alla dose mediana letale per via orale (3683 mg/kg). In tale studio non si è osservata teratogenesi ai dosaggi più bassi studiati (600 mg/kg/die o meno).
Fertilità: la zidovudina non ha compromesso la fertilità maschile o femminile in ratti trattati con dosaggi orali fino a 450 mg/kg/die. Non vi sono dati disponibili sugli effetti del Retrovir sulla fertilità femminile nella specie umana. Nei maschi, il Retrovir non ha mostrato di avere effetti sulla conta, la morfologia o la motilità degli spermatozoi.
Allattamento: gli esperti raccomandano che le donne con infezione da HIV non allattino al seno i loro bambini per evitare la trasmissione dell’HIV. Dopo somministrazione di una dose singola di 200 mg di zidovudina a donne con infezione da HIV, la concentrazione media di zidovudina era simile nel latte materno e nel siero. Pertanto, poiché il farmaco ed il virus passano nel latte materno, si raccomanda che le madri in trattamento con Retrovir non allattino al seno i loro bambini.



Dati preclinici di sicurezza
Mutagenesi: non si è evidenziata mutagenesi nel test di Ames. Tuttavia la zidovudina è debolmente mutagena nel test su cellula di linfoma di topo ed è risultata positiva in una prova di trasformazione cellulare in vitro. Sono stati rilevati effetti clastogeni in uno studio in vitro su linfociti umani ed in studi sul micronucleo con dosi orali ripetute in vivo su ratti e topi. Uno studio citogenetico in vivo su ratti non ha dimostrato la presenza di danno cromosomico. Uno studio sui linfociti del sangue periferico di undici pazienti con AIDS, ha mostrato una più elevata frequenza di rotture cromosomiche nei pazienti trattati con Retrovir rispetto ai controlli. Uno studio pilota ha dimostrato che la zidovudina veniva incorporata dentro il DNA nucleare dei leucociti degli adulti, comprese le donne in gravidanza, che assumevano zidovudina per il trattamento dell’infezione da HIV-1 o per la prevenzione della trasmissione virale dalla madre al figlio. La zidovudina veniva anche incorporata all’interno del DNA dei leucociti del cordone ombelicale dei bambini nati da madri trattate con zidovudina. Uno studio di genotossicità transplacentare condotto nelle scimmie ha confrontato la zidovudina da sola con l’associazione di zidovudina e lamivudina a livelli di esposizioni equivalenti a quelli raggiunti nell’uomo. Tale studio ha dimostrato che i feti esposti in utero all’associazione andavano incontro a un livello maggiore di incorporazione di analoghi nucleosidici del DNA all’interno di vari organi fetali ed evidenziavano un maggior accorciamento dei telomeri rispetto a quanto osservato in quelli esposti alla sola zidovudina. Il significato clinico di questi dati non è noto.
Cancerogenesi: negli studi di cancerogenesi nei topi e nei ratti mediante somministrazione orale di zidovudina sono stati osservati tumori dell’epitelio vaginale a comparsa tardiva. Uno studio successivo di cancerogenesi intravaginale ha confermato l’ipotesi che i tumori vaginali erano il risultato di una esposizione locale a lungo termine dell’epitelio vaginale dei roditori a elevate concentrazioni di zidovudina non metabolizzata nelle urine. Non vi erano altri tumori, in relazione alla somministrazione del farmaco, in entrambi i sessi delle due specie animali.
Inoltre, sono stati condotti sui topi due studi di cancerogenesi transplacentare. In uno studio, condotto dal National Cancer Institute degli Stati Uniti, è stata somministrata zidovudina alle dosi massime tollerate a femmine di topo gravide dal giorno 12° al 18° di gestazione. Un anno dopo la nascita c’è stato un aumento dell’incidenza di tumori del polmone, del fegato e dell’apparato genitale femminile dei nati esposti al livello di dose più elevato (420 mg/kg peso corporeo finale).
In un secondo studio, ai topi è stata somministrata zidovudina per 24 mesi a dosi fino a 40 mg/kg con l’inizio dell’esposizione nel periodo prenatale al 10° giorno della gestazione. Le osservazioni collegate al trattamento erano limitate a tumori dell’epitelio vaginale a comparsa tardiva, riscontrati con un’incidenza e un tempo di insorgenza simile a quelli dello studio standard di cancerogenesi orale. Il secondo studio pertanto non ha fornito prove che la zidovudina possa essere un agente cancerogeno transplacentare.
Si è concluso che i dati di cancerogenesi transplacentare del primo studio rappresentano un rischio ipotetico, mentre è stata sostanzialmente dimostrata la riduzione del rischio di trasmissione materna dell’HIV al neonato non infetto, mediante l’uso in gravidanza della zidovudina.



SABRIL
Indicazioni terapeutiche
Trattamento in associazione con altri antiepilettici per pazienti con epilessia parziale resistente con o senza generalizzazione secondaria e cioè in quei pazienti in cui tutte le altre associazioni siano risultate inadeguate o non siano state tollerate.
Monoterapia nel trattamento di spasmi infantili (sindrome di West).



Gravidanza e allattamento
Sono disponibili i dati relativi ad un numero limitato (n = 192) di gravidanze esposte al farmaco. Nel 14,5% delle gravidanze esposte sono state riferite anomalie congenite, di cui il 64,5% era rappresentato da gravi malformazioni. Un aborto spontaneo è stato riferito nel 10,9% delle gravidanze esposte al farmaco. Non si può trarre alcuna conclusione definitiva per stabilire se vigabatrin determini un maggior rischio di malformazioni se assunto durante la gravidanza a causa dei dati limitati, dell'epilessia stessa e della presenza di concomitanti medicinali antiepilettici durante ciascuna gravidanza riferita. Non esistono informazioni sulla possibile comparsa di difetti del campo visivo in bambini che siano stati esposti a vigabatrin in utero.
Studi eseguiti nell’animale hanno dimostrato una tossicità riproduttiva. Non si conosce la rilevanza di questi dati per l’uomo.
Se una paziente resta incinta o desidera avere un bambino, il trattamento deve essere riesaminato. L’improvvisa interruzione di un trattamento antiepilettico efficace può portare ad un aggravamento delle condizioni della madre che risultano dannose per il feto.
Vigabatrin deve essere usato durante la gravidanza solo se è chiaramente necessario.
Vigabatrin viene escreto nel latte materno. L’allattamento al seno non è consigliato durante il trattamento con vigabatrin.



Dati preclinici di sicurezza
Studi sulla sicurezza del farmaco nell’animale, eseguiti nel ratto, nel topo, nel cane e nella scimmia, hanno indicato che vigabatrin non provoca alterazioni significative sul fegato, sul rene, sul polmone, sul cuore o sul tratto gastrointestinale.
Nel cervello, è stata osservata microvacuolizzazione in tratti della sostanza bianca di ratto, topo e cane a dosi di 30-50 mg/kg/die. Nella scimmia queste lesioni sono minime o dubbie. Questo effetto è causato da una separazione della guaina lamellare esterna di fibre mieliniche, una modificazione caratteristica dell’edema intramielinico. Sia nel ratto che nel cane l’edema intramielinico era reversibile alla sospensione del trattamento con vigabatrin e si osservava una regressione istologica anche continuando il trattamento. Tuttavia, nei roditori, sono state osservate modeste alterazioni residue costituite da assoni rigonfi (sferoidi eosinofili) e micro-corpi mineralizzati. Nel cane, i risultati di uno studio elettrofisiologico indicano che un edema intramielinico è associato ad un incremento della latenza del potenziale evocato somatosensoriale che è reversibile quando si sospende il farmaco.
Nell’uomo non vi sono prove della comparsa di un edema intramielinico. Test eseguiti per confermare la mancanza di un effetto avverso significativo sulla funzione neurologica comprendono: potenziali evocati, TAC, risonanza magnetica, analisi del liquido cerebrospinale e, in un piccolo numero di casi, esami neuropatologici di campioni cerebrali.
Una retinotossicità associata a vigabatrin è stata osservata solo in ratti albini, ma non in ratti pigmentati, cani o scimmie. Le alterazioni retiniche nei ratti albini si manifestavano sotto forma di disorganizzazione focale o multifocale dello strato nucleare esterno con spostamento dei nuclei nell’area dei coni e bastoncelli. Gli altri strati della retina non erano influenzati. Queste lesioni sono state osservate nell’80-100% degli animali alla dose di 300 mg/kg/die per os. L’aspetto istologico di queste lesioni era simile a quello riscontrato in ratti albini dopo eccessiva esposizione alla luce. Tuttavia le alterazioni retiniche possono rappresentare anche un effetto diretto indotto dal farmaco.
Esperimenti eseguiti nell’animale hanno dimostrato che vigabatrin non ha alcuna influenza negativa sulla fertilità o sullo sviluppo dei piccoli. Non è stata osservata alcuna teratogenicità nel ratto a dosi fino a 150 mg/kg (3 volte la dose umana) o nei conigli a dosi fino a 100 mg/kg. Tuttavia, nel coniglio si è osservato un lieve aumento dell’incidenza di palatoschisi a dosi di 150-200 mg/kg.
Studi eseguiti con vigabatrin non hanno rivelato alcuna evidenza di effetti mutageni o cancerogeni.



SEREPRILE
Indicazioni terapeutiche
Movimenti involontari, in particolare coreici. Quadri ipercinetici di tipo funzionale.
Sindromi cefalalgiche ad eziologia diversa.
Disturbi del comportamento con agitazione ed ansia nell’etilismo acuto e cronico e nell'anziano.
Alterazioni della motilità gastro-intestinale. Discinesie gastro-intestinali.



Gravidanza e allattamento
Gravidanza
Durante la gravidanza il farmaco deve essere utilizzato soltanto in caso di effettiva necessità e sotto il diretto controllo del Medico.
Studi sugli animali non hanno indicato effetti dannosi diretti o indiretti sulla gravidanza, sullo sviluppo embrionale/fetale, parto o sviluppo postnatale. Sono disponibili dati clinici limitati su gravidanze esposte al farmaco.
Nei nati da madri trattate per lunghi periodi con alte dosi di neurolettici, sono stati descritti rari casi di sindromi extrapiramidali. È consigliabile monitorare la funzionalità neurologica e gastrointestinale in caso di trattamento associato con farmaci antiparkinson. Tale monitoraggio dovrà essere esteso anche al neonato.
Se possibile al termine della gravidanza é preferibile ridurre il dosaggio giornaliero sia dei neurolettici che dei farmaci antiparkinson a causa degli effetti atropino-simili di questi ultimi.
Pertanto si deve usare cautela in caso di prescrizione durante la gravidanza.
Fertilità:
E’ stata osservata, in animali trattati, una diminuzione della fertilità collegata agli effetti farmacologici del medicinale (effetti prolattino mediati).
Allattamento
Studi condotti sull’animale hanno dimostrato il passaggio della tiapride nel latte materno. Non è noto se tiapride venga escreto anche nel latte materno umano. L’allattamento al seno è sconsigliato in corso di trattamento.
Dati preclinici di sicurezza
Tiapride è priva di rischi generali organo-specifici, teratogeni o mutageni. Gli effetti evidenziati nell’animale sono direttamente correlati all’attività farmacologica e soprattutto alla iperprolattinemia. In relazione alla cancerogenesi, il profilo tumorale prolattina-indotto osservato nei roditori è specie-specifico e dimostra che non esiste rischio specifico legato all’uso terapeutico.



TARCEVA
Indicazioni terapeutiche
Trattamento di pazienti affetti da carcinoma polmonare



Gravidanza e allattamento
Gravidanza
Non ci sono dati adeguati riguardo all’uso di erlotinib nelle donne in gravidanza. Gli studi effettuati su animali non hanno evidenziato teratogenicità o parti anomali. Tuttavia, un effetto negativo sulla gravidanza non può essere escluso in quanto studi su ratti e conigli hanno mostrato una letalità embrio/fetale aumentata. Il rischio potenziale per gli esseri umani non è noto. Si deve raccomandare alle donne in età fertile di evitare la gravidanza durante il trattamento con Tarceva. Durante il trattamento e per almeno 2 settimane dopo la fine del trattamento si devono usare metodi contraccettivi adeguati. Nelle donne in gravidanza il trattamento va proseguito solo nei casi in cui il potenziale beneficio per la madre superi il rischio per il feto.
Allattamento
Non è noto se erlotinib venga escreto nel latte umano. A causa del danno potenziale per il neonato, si deve raccomandare alle madri di non allattare al seno durante il trattamento con Tarceva.
Fertilità
Gli studi effettuati su animali non hanno evidenziato una ridotta fertilità. Tuttavia, un effetto negativo sulla fertilità non può essere escluso in quanto studi su animali hanno mostrato effetti sui parametri riproduttivi. Il rischio potenziale per gli esseri umani non è noto.



Tolep
Indicazioni terapeutiche
Epilessia
- crisi parziali con o senza generalizzazione secondaria
crisi generalizzate tonico cloniche.



Posologia e modo di somministrazione
Bambini
Nei bambini le esperienze con Tolep sono limitate e non vi è esperienza alcuna nei bambini al di sotto dei 3 anni.



Speciali avvertenze e precauzioni per l'uso
Funzionalità epatica
Sono stati segnalati episodi molto rari di epatite, che nella maggior parte dei casi si sono risolti favorevolmente. Quando si sospetta un effetto a carico del fegato, si deve controllare la funzionalità epatica e prendere in considerazione l'interruzione della terapia con Tolep.
Ideazione e comportamento suicidari
Casi di ideazione e comportamento suicidari sono stati riportati nei pazienti in trattamento con farmaci antiepilettici nelle loro diverse indicazioni. Una meta-analisi di trials clinici randomizzati verso placebo ha, inoltre, evidenziato la presenza di un modesto incremento del rischio di ideazione e comportamento suicidario.
Il meccanismo di tale rischio non è stato stabilito e i dati disponibili non escludono la possibilità di un incremento di rischio con Tolep.
Pertanto, i pazienti dovrebbero essere monitorati per eventuali segni di ideazione e comportamento suicidari ed in tal caso dovrebbe essere preso in considerazione un appropriato trattamento. I pazienti (e chi ne ha cura) dovrebbero essere istruiti ad avvertire il proprio medico curante qualora emergano segni di ideazione o comportamento suicidari.



Dati preclinici di sicurezza
I dati preclinici ottenuti dagli studi di tossicità a dosi ripetute, di sicurezza farmacologica e di genotossicità condotti con oxcarbazepina e con il suo metabolita farmacologicamente attivo (derivato monoidrossilato, MHD), non hanno rivelato particolari rischi per l'uomo.
Sono stati osservati segni di nefrotossicità negli studi con dosi ripetute condotti nel ratto, ma non nel topo e nel cane. Poiché non sono stati riportati effetti simili nell'uomo, resta sconosciuto il significato clinico di questi dati riscontrati nel ratto.
I test di immunostimolazione condotti nel topo hanno mostrato che l’MHD (e in misura minore l’oxcarbazepina) può indurre ipersensibilità ritardata.
Gli studi sugli animali hanno rivelato, a dosi tossiche per la madre, un aumento nell’incidenza della mortalità embrionale e talvolta ritardo nella crescita ante e/o postnatale. In uno degli otto studi sulla tossicità embrionale, eseguiti sia con oxcarbazepina sia con il suo metabolita farmacologicamente attivo (MHD), a dosi che presentavano anche tossicità per la madre, si è verificato un aumento delle malformazioni fetali nel ratto.
Negli studi di carcinogenesi, negli animali trattati sono stati indotti tumori al fegato (ratto e topo), ai testicoli e alle cellule granulari del tratto genitale femminile (ratto). La comparsa di tumori al fegato è stata molto probabilmente una conseguenza dell'induzione degli enzimi microsomiali epatici, un effetto induttivo che, sebbene non possa essere escluso, è debole o del tutto assente nei pazienti trattati con Tolep.
I tumori ai testicoli possono essere stati indotti da elevate concentrazioni di ormone luteinizzante. Visto che tale aumento non si riscontra nell'uomo, si ritiene che questi tumori non abbiano rilevanza clinica. Nello studio di carcinogenesi condotto con MHD nel ratto è stato osservato un aumento dose-correlato nell’incidenza dei tumori alle cellule granulari del tratto genitale femminile (cervice e vagina). Questi effetti si sono verificati a livelli di esposizione paragonabili a quelli previsti nella pratica clinica. Non è stato chiarito il meccanismo di sviluppo di questi tumori. Pertanto non è noto il significato clinico di questi tumori.






UNASYN
Indicazioni terapeutiche
L'impiego del prodotto andrà limitato a:
infezioni da germi divenuti ampicillino-resistenti attraverso la produzione di beta-lattamasi;
infezioni gravi in cui si sospetti che il germe responsabile possa essere divenuto ampicillino-resistente attraverso la produzione di beta-lattamasi.



Gravidanza e allattamento
Benché negli esperimenti sugli animali di laboratorio non si siano osservati effetti teratogeni, non è dimostrato che UNASYN (sulbactam/ampicillina) può essere utilizzato in tutta sicurezza in gravidanza e durante l'allattamento. Pertanto, nelle donne in stato di gravidanza, il prodotto va somministrato nei casi di effettiva necessità, sotto il diretto controllo del medico. Il sulbactam e l'ampicillina sono reperibili in concentrazioni ridotte nel latte materno. UNASYN (sulbactam/ampicillina) è stato somministrato con successo nei pazienti in età pediatrica. Mentre nei bambini di 1 anno di età o più ha dimostrato di possedere caratteristiche farmacocinetiche assimilabili a quelle dell'adulto, nei neonati e nei prematuri (probabilmente per l'immaturità della funzionalità renale nei primi giorni di vita) l'emivita di entrambi i principi attivi è prolungata con una media di 7,9 ore per il sulbactam e di 9,4 ore per l'ampicillina. In tali soggetti, il farmaco dovrebbe essere somministrato in due dosi uguali giornaliere, una ogni 12 ore, in accordo con la pratica seguita usualmente per l'ampicillina.



ZANTIPRES
Indicazioni terapeutiche.
Ipertensione ZANTIPRES è indicato nel trattamento dell'ipertensione arteriosa essenziale lieve o moderata.
Infarto miocardico acuto ZANTIPRES è indicato nel trattamento, iniziato entro le prime 24 ore, di pazienti con infarto miocardico acuto, con o senza segni e sintomi di insufficienza cardiaca, emodinamicamente stabili, che non sono stati sottoposti a terapia con trombolitici.




Dati preclinici di sicurezza.
Negli studi di tossicità a dose ripetuta, condotti in tre specie di mammiferi e con somministrazione orale, la maggior parte degli effetti correlati al trattamento erano quelli generalmente riportati per gli ACE-inibitori.
Gli effetti osservati includevano una diminuzione dei parametri eritrocitari, un aumento dell'azoto ureico sierico, una diminuzione del peso cardiaco e iperplasia delle cellule juxta- glomerulari che si sono verificati a dosaggi molto più alti delle dosi massime consigliate nell'uomo. In uno studio di tossicità orale a dosi ripetute nel cane, a dosaggi elevati, si è avuta discrasia ematica immunologicamente mediata specie specifica. Non sono stati osservati cambiamenti significativi delle attività del citocromo P450 in uno studio di tossicità ripetuta orale di un anno nella scimmia. Negli studi di tossicità sulla riproduzione, zofenopril a dosi elevate di 90 e 270 mg/kg nella generazione F1 ha provocato una riduzione dose-correlata del tasso di crescita della prole oltre a nefrotossicità e sopravvivenza post-natale ridotta.

Il trattamento con zofenopril durante la gestazione ha provocato nel ratto tossicità fetale e dello sviluppo e nel coniglio embrio e feto- tossicità, ma solamente a dosaggi maternotossici. Gli studi di genotossicità hanno mostrato che zofenopril non è né mutageno né clastogeno. Negli studi di carcinogenicità nel ratto e nel topo non si è evidenziato alcuna carcinogenicità.
Nello studio di carcinogenesi condotto nel topo si è verificato un aumento dell´incidenza dell´atrofia testicolare; la rilevanza clinica di questo fenomeno non è conosciuta.



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